Ella ha in sè ogni cosa piacente, ogni valore, ogni conoscenza.

Vostra piacenza — tien piú di piacere
d'altra piacente; però mi piacete.
E la valenza — avete in piú valere
d'altro valor; però tanto valete.
Se caunoscenza — avete in caunoscére,
che caunoscenti cose cognoscete,
non è parenza — ch'al vostro parere
s'aparegiasse; sí gaia parete.
Altèra sovra l'altre inalturate,
lo meo volere vòl ciò che volete;
cosí vostra volenza a sé mi trai.
Chera sovra l'altre rischiarate,
d'uno sprendore sprendente isprendete,
che piú risprende che del sol li rai.

XI

Molti amano non ricompensati, e il poeta è fra questi; ma sarebbe cortesia che il suo amore fosse un giorno veramente compreso.

Ne l'amoroso foco molti stanno
a grande 'nganno — per la vanitate,
per li amorosi detti lor che fanno
e nulla sanno — de la veritate.
E molti son, che non dicon né dánno;
e molti stanno — sanza pietate;
ed io son d'esti molti, ch'a ciò vanno
con grand'afanno — e con diversitate.
E son perseverato in questo ardore
con fermo core — e non son meritato,
ché lung'usato — m'ha fatto natura.
Ma ben sarebe cortesia d'amore
se 'l gran calore, — ond'io sono alumato,
fosse incarnato — sí com'è 'n figura.

XII

Si sente lieto, ché, per ben servire, otterrá l'amore di lei; ma non ne fa mostra.

Per fino amore — lo fiore — del fiore — avragio
perch'a l'usagio — ch'agio — sí convene,
del gran dolzore — sentore — al core — ched agio
in segnoragio — sagio — mi ritiene.
Del meo calore — splendore — de fòre — non tragio:
senn'e vantagio — per legnagio — vène;
rendo aunore — laudore — in core, — e 'n visagio
per tal coragio — non cagio — di spene.
Cosí lo bene — vène — in acrescensa,
presgi' e valensa — in caonoscensa — regna,
disvia sdegna, — spegnasende — orgoglio.
La fede spene — tene — per plagensa,
valensa — pensa — che lausor la tegna.
Chi vive a 'ngegna — pèra — di cordoglio!

XIII

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