Se pronto ti pare mio detto, reputane d'ira furore; e, se ti piace, mi scrive quello che la tua coscienza giudica di te dirittamente, e al sonetto di sotto risponde con paraule e con operazione.
Non volontá, ma omo fa ragione,
perché soverchia vantaggiando fèra;
e qual sommette a voglia operazione,
torna di sotto, lá dove sopr'era.
Perciò chi have saggia oppinione,
porta dinanzi di ragion mainera,
e di sé dritta d'om fa elezione,
unde li surge poi di gioi' lumera.
E dunque, amico, c'hai d'omo figura
razional, potente, bono e saggio,
come ti sottopon vizio carnale?
Pensa per che è l'umana natura,
che di tutti animai sovr'ha barnaggio:
non vorrai, credo, poi vita bestiale.
VI
A Dotto Reali
Come mai l'anima, che è formata da Dio, possa essere sopraffatta da altre cure[1].
A scuro loco conven lume clero,
e saver vero — nel sentir dubbioso,
per ciò ch'omo si guardi dall'ostrero,
ch'è tutto fèro — dolor periglioso.
Donque chi non per sé vede lumero,
véneli chero — fare al poderoso;
unde dimando a voi, che siete spero
palese altèro — d'onni tenebroso.
Io son pensoso; — dico: l'alma vene
dal sommo Bene, — donque ven compita:
chi mai fallita — pò far sua natura?
S'è per fattura — de vasel che tene,
perché poi pene — pate ed è schernita,
da che sua vita — posa 'n altrui cura?
VII
Al medesimo
Si lamenta che gli sia stato risposto oscuramente circa la questione esposta nel sonetto che precede.
Messer Dotto frate, Meo Abracciavacca salute di bono amore.