Solness. (animandosi poco a poco) Sì, sì. È l’uso.

Hilda. Ebbene! subito. Me lo fabbrichi!

Solness. (sorridendo) Come, così...? Su due piedi?

Hilda. Sì! I dieci anni son passati, ed io non voglio più aspettare. Su, presto, il mio castello!

Solness. Davvero, che con lei non c’è da scherzare, quando le si deve qualcosa, Hilda!

Hilda. Avrebbe dovuto pensarci prima. Adesso è troppo tardi! (picchiando sulla tavola col dito) Subito il castello! È mio! Lo voglio!

Solness. (in tono più serio, colle braccia sulla tavola ed avanzando la testa verso Hilda) Sentiamo: come se lo è immaginato questo castello, Hilda? (lo sguardo di Hilda va velandosi poco a poco, come rientrando in sè stessa)

Hilda. (lentamente). Il mio castello deve essere fabbricato su d’una grande altezza, un’altezza vertiginosa. Lo sguardo deve poter dominar tutto liberamente. Voglio veder lontano, molto lontano.

Solness. E dev’essere fiancheggiato naturalmente d’una torre altissima?

Hilda. D’un’altezza terribile, spaventosa. E su, su in cima alla torre voglio un balcone, sul quale io mi terrò ritta...