SCENA I.
(Camera da lavoro semplicemente addobbata nella casa del costruttore Solness. Una porta a due battenti, a sinistra conduce nell’anticamera; una porta a destra mette alle camere interne della casa; una porta aperta nella parete in fondo, alla stanza da disegno. Sul proscenio, a sinistra, una scrivania con libri, carte, lettere e l’occorrente per scrivere. Vicino alla porta una stufa. Nell’angolo di destra un divano, un tavolo e due sedie. Sul tavolo una bottiglia d’acqua e un bicchiere. Un tavolo più piccolo con seggiolone e poltrona a dondolo sul proscenio a destra. Lampade da lavoro accese sulla scrivania nella camera da disegno, sul tavolo d’angolo e sullo scrittoio. Nella stanza da disegno siedono Knut Brovik e suo figlio Ragnar, occupati in calcoli di costruzioni; presso lo scrittoio, nella camera da lavoro, Kaja Fosli sta sfogliando il libro mastro. Knut Brovik è un vecchio magro con barba e capelli bianchi, porta un vestito nero un po’ usato, ma pulito. Ha gli occhiali, cravatta bianca un po’ ingiallita. Ragnar Brovik è sulla trentina, biondo, veste bene, con portamento leggermente curvo. Kaja Fosli, è una fanciulla gracile, dall’aspetto delicato, sui vent’anni. Veste con cura; porta un para-occhi verde. Tutti e tre lavorano per un momento in silenzio.)
Knut Brovik. (si alza repentinamente, come angosciato, dal tavolo da disegno; respira affannosamente avanzandosi verso la porta aperta) In verità, non ne posso più.
Kaja. (avvicinandoglisi) Dunque, ti senti proprio male oggi, zio?
Brovik. Mi sembra che vada peggio di giorno in giorno.
Ragnar. (si è alzato e si avvicina) È meglio che tu vada a casa, caro babbo, e che cerchi di dormire un poco.
Brovik. (di cattivo umore) Andare a letto forse? Vuoi dunque che soffochi addirittura?
Kaja. Allora vai a fare una piccola passeggiata.
Ragnar. Sì, e se vuoi ti accompagnerò.
Brovik. (impetuoso) Non me ne vado se prima non viene qui. Oggi bisogna che alla fine gli parli schietto. Sì (con rabbia repressa) a lui, al principale.