Solness. Sì, ma Alina fu presa da una febbre di latte. Essa ha assolutamente voluto nutrire i suoi bambini, come prima. Era il suo dovere, diceva. Allora i due poveri angioletti... (torcendosi le mani) oh!
Hilda. Non hanno resistito?
Solness. No — non hanno resistito. È stato il latte che li ha uccisi.
Hilda. Questo l’avrà fatto soffrire orribilmente.
Solness. Oh sì, ho molto sofferto; ma Alina molto di più, oh mille volte! (serrando i pugni con sorda rabbia) oh!... E dire che nel mondo debbano succedere dei casi simili a questo! (Con voce ferma e breve) Dal giorno, che ho perduto i miei bambini, non ho fabbricato chiese che a malincuore.
Hilda. In tal caso le avrà senza dubbio ripugnato di costruire la torre della nostra chiesa.
Solness. Infatti. Ed io mi sovvengo della mia gioia, il giorno in cui l’ho terminata.
Hilda. Me ne ricordo io pure.
Solness. E adesso non costruirò più... nè chiese, nè torri di chiese.
Hilda. (scuotendo la testa) Altro che case, da servire di dimora agli uomini?