Solness. Semplici case d’abitazione per gli uomini, Hilda.

Hilda. Sì, ma case, sormontate da alte torri e da guglie.

Solness. Sì, di preferenza. (d’un tono più leggero) Ecco... è appunto così, come le ho detto... Quest’incendio m’ha molto giovato, come costruttore, s’intende.

Hilda. Perchè non si fa chiamare architetto, come gli altri?

Solness. Non ho studiato abbastanza. Quasi tutto quello che so, l’ho appreso da me solo.

Hilda. Questo non le ha impedito d’arrivare in alto.

Solness. Sì, grazie all’incendio. Io ho convertito quasi tutto il giardino in terreno atto a costruzioni, l’ho diviso in piccoli pezzi, e vi ho fabbricato molte ville di mia fantasia. D’allora in poi tutto è andato a meraviglia.

Hilda. (scrutandolo collo sguardo) Dev’essere un uomo fortunato lei, se tutto le va così bene.

Solness. (rannuvolandosi) Ah, lei pure dice quello che gli altri dicono!

Hilda. Sì, e mi sembra che sarebbe ben così, se cessasse soltanto di pensare meno ai poveri due bambini...