Ellida. Che ti fa supporre questo?
Wan. Ne ho avuto più volte il presentimento: da oggi ne ho acquistato più volte la certezza. Questa festa preparata dalle ragazze, in ricordo della loro madre!... Tu hai supposto che io pure lo sapessi e non hai avuto torto; i ricordi di un uomo non si cancellano; no, non posso dimenticare....
Ellida. Lo so e lo comprendo.
Wan. Nonpertanto t’inganni. A te sembra, che l’altra, la madre dei miei figli, viva ancora, che essa sia sempre tra noi, invisibile. Tu credi che io divida il mio cuore tra lei e te. Ecco il pensiero che ti toglie la pace, che t’appare come una immoralità nella nostra vita. Ecco perchè tu non puoi più, non vuoi più vivere nella mia intimità, tu non vuoi più essere mia moglie.
Ellida. (alzandosi) Tu hai compreso tutto questo, Wangel?
Wan. Oggi ho letto chiaro fino in fondo all’anima tua.
Ellida. Ah! questo non lo credo!
Wan. (alzandosi) Un’altra pena poi ti affligge.
Ellida. (spaventata) Tu sai che io ho un altro segreto?
Wan. Sì. Tu non puoi vivere qui. Le nostre montagne ti opprimono, qui non c’è abbastanza luce per te, l’orizzonte non è abbastanza spazioso, il vento non soffia abbastanza forte.