Hejre. Ah, Dio mio, parola d’onore, non ho mai inteso nulla di più comico! Stavo prendendo il mio solito caffè da madama Rundholmen, quando vedo l’avvocato e l’illustre signore di Storli in intimo colloquio. Essi bevevano dell’assenzio, un orribile liquido verdastro, che io non avrei assaggiato per tutto l’oro del mondo.... Del resto non me ne hanno nemmeno offerto.... «Che cosa volete scommettere, mi grida Monsen appena mi vede, che domani, alle elezioni del primo collegio, Bratsberg si unirà al nostro partito?» — Sì, avete buon tempo, rispondo io. — «Oh per questo, sapete.... coll’aiuto d’una piccola cambiale....»

Ringd. (a Fieldbo). D’una piccola cambiale?

Lund. All’elezione del primo collegio?

Bratsb. Ebbene? e poi?

Hejre. E poi, non so altro. Ho inteso che si trattava d’un valore di diecimila corone. Si quotano fortemente le persone altolocate! È vergognoso!

Bratsb. Una cambiale di diecimila corone?

Ringd. Ed è in mano di Monsen?

Hejre. No, egli l’ha rilasciata all’avvocato.

Lund. Oh, allora!

Fieldbo. A Stensgard!