Fieldbo. Non lo credo, lo so. Del resto è il sistema generale, è l’educazione moderna. E se ne vedono i risultati: dei giovani colle migliori doti d’intelligenza e di cuore, finiscono per diventar tutt’altro di quello che promettevano; come Stensgard, per esempio.
Bratsb. Sì, Stensgard. Che ve ne pare di lui?
Fieldbo. È un essere pieno di incongruenze. Io lo conosco fin da bambino. Suo padre era un poco di buono. Aveva un piccolo negozio di pegni, e inoltre, prestava il danaro ad usura: veramente a questo ci pensava la moglie. Una vera strega, quella! Prepotente, villana e ordinaria; bisognava vedere come faceva rigar dritto suo marito! È in quest’ambiente che Stensgard è cresciuto! Ogni tanto compariva a scuola: «Bisogna che studii, ripeteva sua madre, ne faremo un buon contabile.» Malgrado i cattivi esempi che aveva sott’occhio, il ragazzo prometteva bene. Era intelligente, attivo; aveva un’imaginazione fervida, delle grandi aspirazioni verso il bello e l’ideale: era però d’una volubilità sorprendente; ciò che gli piaceva oggi, non gli andava più domani. Ciò non lo poteva condurre, naturalmente, che allo sperpero di tutte le sue qualità!
Bratsb. Si capisce. Ma mi piacerebbe poi anche di sapere dove esiste il bene, secondo voi. Da Stensgard non si poteva aspettarsi nulla, da mio figlio neanche. Ma da voi, naturalmente, da voi....
Fieldbo. Sì, da me, precisamente. Non sorridete. Forse vi sembro presuntuoso.... Io possiedo ciò che dà l’equilibrio, la giusta misura delle cose, ciò che rende sicuri di sè stessi. Io sono cresciuto nell’ambiente sano e tranquillo di una onesta famiglia borghese. Mia madre è una donna nel vero senso della parola. Di noi, nessuno ha mai aspirato ad innalzarsi al di sopra della sua posizione. Nessun rovescio finanziario, nessuna disgrazia hanno mai turbato la quiete della nostra casa. Anche noi sentivamo l’amore del bello, ma esso consisteva nel nostro modo di apprezzare la vita, e non s’arrestava all’esteriorità delle cose. Nè mai abbiamo in alcun modo concesso di traviare nè al sentimento, nè all’intelligenza!
Bratsb. Sicuro, sicuro, è per questo che voi siete così perfetto.
Fieldbo. Oh, sono ben lungi dal credermi tale: vi facevo constatare solo che la vita è stata molto facile per me, e che ciò m’impone dei doveri.
Bratsb. Sia pure. E Stensgard allora che non ha di questi doveri, ha tanto più merito....
Fieldbo. Come?
Bratsb. Non giudicatelo tanto severamente, caro dottore. Guardate questo! Che ne dite?