Aslak. Possibile! Ed egli avrebbe avuto il coraggio di rovinarsi, dopo la grave responsabilità che s’era assunta a mio riguardo. Anche Domineddio ci ha la sua parte di colpa; perchè m’ha dato tanto talento? Pensare che avrei potuto divenire un bravo operaio.... nossignore, mi capita tra i piedi quel vecchio buffone.
Fieldbo. Fate male a parlar così. Daniele Hejre ha agito verso di voi colle migliori intenzioni.
Aslak. Sì, e a che cosa m’hanno servito le sue buone intenzioni? Là, in quella sala, dove essi mangiano e bevono, ho avuto anch’io il mio posto, come essi ben vestito ed elegante! E quella vita mi piaceva, sapete; conveniva, a me che ho letto tanto, e che ho sempre aspirato a tutto ciò che di bello e di gaio c’è nella vita. Ma da quel paradiso ho dovuto partirmene subito! È venuta la rovina, del grandioso edificio dorato non sono rimasti che i ruderi!
Fieldbo. Sì, ma la vostra situazione non era delle peggiori: avevate sempre il vostro mestiere per vivere.
Aslak. Raccontatemene un’altra! Dopo essere stato ciò che ero, bella posizione quella del tipografo! M’han dato lo sgambetto mentr’ero sul ghiaccio, ed ora m’insultano perchè son caduto....
Fieldbo. Oh, io non vi giudico tanto severamente!
Aslak. E fate bene. Che arruffìo di cose! Daniele Hejre, la Provvidenza.... il ciambellano.... io stesso, il destino, le circostanze.... Con questi elementi che bel libro ci sarebbe da scrivere! Ma come orientarsi fra tanta confusione! (Guarda verso la porta di sinistra) Guardate, escono da tavola.
SCENA II. Detti, Stensgard, Fieldbo, Hejre, Aslaksen, Erik, Selma.
(Gli invitati passano dalla sala da pranzo in giardino, chiacchierando. Stensgard è in mezzo a Selma e a Dora. Fieldbo e Aslaksen sono in piedi vicino alla porta in fondo. Più tardi Erik e Hejre).
Stensg. Io sono ancora un forestiero qui.... prego queste signore di dirmi dove debbo condurle.