Selma (avvicinandosi al piano in fondo). Restate, signor Stensgard; adesso faremo qualche giuoco di società.

Stensg. Con molto piacere; mi sento in vena questa sera. (La raggiunge in fondo al salone: parlano assieme e fanno i preparativi).

Erik (a bassa voce). Dite un po’ signor Hejre, che cos’ha raccontato mio padre adesso? Ma che cosa voleva dire quel discorso di Stensgard ieri?

Hejre. Eh, eh! non lo sapete?

Erik. No, mia moglie ed io, con alcuni amici, siamo andati al ballo del Circolo. Ma mio padre mi disse che Stensgard s’è già urtato con quelli di Storli, e che è stato molto villano verso Monsen.

Hejre. Verso Monsen? Ma voi avete capito male, senza dubbio, caro mio.

Erik. Può darsi: con tanta gente che chiacchierava intorno a noi. Ma quello che però ho capito bene si è che....

Hejre. St! abbiate pazienza: la storiella la troverete in lungo e in largo domattina sul giornale d’Aslaksen. Ve la serviranno a colazione, come antipasto. (Si allontana).

Bratsb. E così, caro Lundestad, quest’ubbìa non vi è ancora passata dalla mente?

Lund. Eh, non è un’ubbìa. Quando ci si vede in pericolo d’esser soppiantati, bisogna almeno cavarsela coll’onore delle armi.