Stensg. Ma io non potrò romperla col mio partito!
Lund. Studiate la cosa con attenzione. Che cosa sono questi due partiti in cui è diviso il paese? Uno è composto dalle famiglie benestanti del paese, e da coloro che hanno qualche impiego nell’amministrazione pubblica: è il mio partito: l’altro è quello della folla dei nostri concittadini più giovani, che potrebbero essi pure aspirare alla ricchezza e al potere. Ma quest’ultimo partito.... lo abbandonerete, quando sarete entrato al Parlamento, e vi sarete fatta una posizione, poichè anche questo è necessario, signor Stensgard.
Stensg. Lo capisco, ma il tempo vola; e non ci si fa una posizione da un giorno all’altro.
Lund. No; ma pel momento potreste accontentarvi di buone speranze.
Stensg. Di speranze?
Lund. Sì, non vi sorriderebbe l’idea d’una buona dote? Vi sono delle ricche ereditiere nel paese; e, per un uomo come voi, che un giorno potrà occupare le più alte cariche.... credetemi, se voi avrete un po’ di tattica, nessuna vi dirà di no.
Stensg. Sì, ma io ho molto bisogno del vostro aiuto. Ah, voi mi aprite un largo orizzonte, mi fate balenare una prospettiva magnifica! Tutti i sogni dorati della mia fantasia si realizzerebbero così....
Lund. Bravo, bravo: vedo che la vostra ambizione è abbastanza stimolata. Va bene, il resto verrà in seguito. Grazie, intanto. Non dimenticherò mai che avete alleggerito le mie spalle dal pesante carico del potere!
SCENA XIII. Detti, Bratsberg, Erik, Hejre, Fieldbo, Selma, Dora, gli invitati.
(Alcuni invitati rientrano in salone. Due cameriere portano le lampade, e dei rinfreschi durante la scena).