Gina. (imbarazzata) Dicevo solamente che... Eppoi non fui io che ho cercato lavoro per tuo padre.... Sai fu Berta, la signora Sorbi.... Era un’amica di casa nostra....

Erm. Perchè la tua voce trema?

Gina. (mettendo il paralume alla lampada) La mia voce?

Erm. (le si avvicina e le prende bruscamente una mano) E anche la tua mano.

Gina. (liberandosi dalla stretta di Erminio, fissandolo risolutamente) Sì, mio Erminio, che ti hanno detto di me?

Erm. (parlando lentamente) Mi hanno detto che tra te e il vecchio Werle, vi furono un tempo, troppo intime relazioni, quando eri in casa sua.

Gina. (con un grido) No, non è vero. Chi ti ha detto ciò ha mentito, e.... (dopo breve pausa) Allora seppi resistere; egli, sì, egli mi perseguitava, ma io non volevo saperne, sua moglie poi, s’era accorta della passione che aveva per me suo marito, e mi maltrattava, mi maltrattava tanto. (con dolore) Un giorno mi ha anche battuta.... forse era l’effetto della gelosia. Quel giorno abbandonai la casa Werle.

Erm. E dopo?

Gina. Ritornai da mia nonna.... Erminio è duro quello che sto per dire, e Dio non voglia farmene colpa, ma fu una madre che con le preghiere, con le minaccie mi indusse.... Allora il vecchio Werle era vedovo.

Erm. Dunque?