Gina. Ebbene, sì, sappilo pure, perseguitata dall’uno, tormentata dall’altra sono andata.

Erm. (con un grido) E questa è la madre di mia figlia! Come hai potuto ingannarmi fino ad oggi?

Gina. Ho avuto torto, avrei già dovuto dirtelo.

Erm. Dovevi dirmelo alle prime parole d’amore che ti rivolsi. Dovevi farti conoscere subito.

Gina. E mi avresti sposata allora?

Erm. E lo puoi pensare?

Gina. Ecco perchè non ti dissi nulla. Io ti amavo, ti ho amato tanto.... Non era giusto che avessi ad essere infelice per tutta la vita.

Erm. (passeggiando concitato) E questa è la madre della mia Edvige.... E io non sapevo nulla, non m’ero accorto di nulla, e di tutto ciò che posseggo debbo essere grato a.... al.... al mio precedessore.... al Werle!

Gina. Dimmi, Erminio, non furono forse felici questi sedici anni che insieme abbiamo vissuto?

Erm. (fermandosi innanzi a lei) Ma dimmi, non ti sei mai rimproverata quest’inganno? Non pensasti mai che doveva arrivare il giorno della spiegazione? — Ma rimorsi non ne provi tu?