Gina. (con passione) Ma a tuo padre non pensi? Che ne sarà di lui?
Erm. So quale è il mio dovere. Me lo porto via con me; bisogna anzi che trovi due stanze in città.... (fa per partire) Non sai se qualcuno ha trovato il mio cappello sulle scale?
Gina. Perdesti il cappello?
Erm. Non lo so, ieri l’avevo e stamane.... non ho più la testa.... non ho più la testa!
Gina. Erminio, dove sei stato questa notte con quegli scioperati?
Erm. E che so io, mi condussero per le birrerie e per le bettole, dove si era assordati dalle grida, soffocati dal fumo, ma io era come un automa, non mi ricordo più di nulla.
Gina. Erminio, tu sei malato.
(Erminio non le risponde, volge le spalle nel deporre i libri sul tavolo, scorge la donazione di Werle che nell’atto precedente egli ha stracciato, la mette da parte vedendo Gina che sarà andata in cucina e torna con un vassoio sul quale vi è una tazza di caffè con un piatto di sandwich).
Gina. (posando il vassoio sul tavolo) Prendi una tazza di caffè, ne hai bisogno; tu sei digiuno, manda giù un sandwich.
Erm. Non ne voglio. (prende i libri va verso la porta di sinistra dove è entrata Edvige ed apre l’uscio, ma ritraendosi) Ancora lei....