Casa del vecchio Werle; elegante e seria stanza di studio. In fondo una biblioteca; poltrone, sedie e divani imbottiti. Grande scrivania nel mezzo con molte carte, sulla scrivania una lucerna con paralume verde che illumina fiocamente la stanza. In fondo una porta a due battenti con tende. La detta porta lascia scorgere una stanza elegante e molto illuminata. A destra due porte: una, la prima, che conduce alla sala da pranzo, l’altra, che guida agli uffici del Werle. A sinistra un gran camino con fuoco acceso.
SCENA I. Pietro, Giovanni, un Cameriere, il vecchio Ekdal.
(Pietro e Giovanni ambedue in livrea stanno mettendo in ordine lo studio. Nella stanza in fondo si vedono altri camerieri, pure in livrea, che accendono candelabri. Nella sala da pranzo si ode parlare e ridere; quando con un coltello si picchia in un bicchiere si fa silenzio, si fa un brindisi che non arriva fino al pubblico, finito il quale scoppiano vivi battimani e grida di bravo bravo).
Pietro. (accende una lampada, vi mette il paralume e la pone sul camino) Sentite Giovanni, il vecchio brinda alla signora Sorbi.
Giov. (spingendo avanti una poltrona) È vero che tra lui e lei.... non so se mi spiego.... ci sia del tenero?
Pietro. Dicono.
Giov. Lui, una volta, fu un gran ruba cuori, nevvero?
Pietro. Dicono.
Giov. E questa festa è in onore del figlio? Così almeno sentii dire in cucina.
Pietro. Sì, il signor Gregorio è arrivato ieri.