Giov. Io non sapevo neppure che avesse un figlio.
Pietro. Dacchè sono in casa Werle è la prima volta che lo vedo.
Un cameriere. (dalla soglia della porta grande) Pietro, c’è qui un vecchio che vuol vedervi ad ogni costo.
Pietro (brontolando) Fate passare, chi può essere mai a quest’ora? (dalla stanza in fondo viene il vecchio Ekdal, avvolto in un grande mantello col bavero rialzato, tenendo in una mano un nodoso bastone, nell’altra un gran berrettone di pelo, ha sotto il braccio un involto di carte).
Pietro.(andandogli incontro) Cosa fa lei qui a quest’ora?
Ekdal. Buon Pietro ho da andare in ufficio.
Pietro. A quest’ora è chiuso. Non c’è più nessuno.
Ekdal. No, vi è ancora Groberg; debbo consegnargli queste carte, abbiate la compiacenza di lasciarmi passare per di là (s’avvicina alla seconda porta di destra) La conosco la strada.
Pietro. (alzando le spalle) Per me vada pure (gli apre la seconda porta di destra) ma si ricordi di passare dall’altra strada nell’uscire, che qui ci sono degli invitati.
Ekdal. Lo so, lo so, grazie buon Pietro. (attraversa la scena dicendo a bassa voce) Imbecille (esce e Pietro rinchiude l’uscio).