Laboratorio fotografico di Erminio Ekdal — La stanza è una specie d’ampio abbaino, va cioè il soffitto abbassandosi verso il fondo; il tetto all’estremità è a vetriate con tende bleu. — In fondo una porta doppia che si apre spingendola ai lati. — A destra due porte; quella in fondo, d’entrata; quella avanti, conduce alle stanze degli Ekdal, tra le due porte un tavolo e un divano. A sinistra due porte, tra queste una stufa di ghisa. Il laboratorio è semplice ma comodo. — Un tavolo in mezzo, una vecchia poltrona dinnanzi alla stufa, in fondo a sinistra una grande scansia con libri, bottiglie, scatole, ecc. Due o tre macchine fotografiche, utensili fotografici, sui tavoli fotografie, pennelli, ecc. Sedie. Un attaccapanni. Sul tavolo addossato alle pareti di destra una lampada accesa, con paralume, rischiara la stanza.

SCENA I. Gina e Edvige poi il vecchio Ekdal.

(Gina siede su una sedia accanto al tavolo di destra e sta cucendo. — Edvige siede sul divano, e parandosi con la mano la luce, legge attentamente con i gomiti appoggiati al tavolo).

Gina. (Guarda Edvige con aria di compassione) Edvige!

Edvige. (Non sente e continua a leggere).

Gina. (più forte) Edvige!

Edvige. Cosa vuoi mammina?

Gina. Cara Edvige, tu non dovresti più leggere.

Edvige. (con voce carezzevole) Ancora un pochino mamma.

Gina. No, no, metti via il libro. Tuo padre non vuole, anche lui non legge mai la sera.