(Gina pensierosa prende il lavoro e ricomincia a lavorare. Edvige con una matita disegna su un foglio di carta, tenendosi la mano sinistra sugli occhi).

Edvige. Non so perchè, ma mi rincresce che papà oggi sia a desinare in casa del signor Werle.

Gina. No, egli è dal figlio del signor Werle. (dopo breve pausa a capo chino) Col vecchio noi non abbiamo alcun rapporto.

Edvige. Però aspetto il babbo con desiderio; mi ha promesso di pregare la signora Sorbi di dargli qualche cosa di buono per me.

Gina. (sempre a capo chino) Eh! in quella casa, sì, che c’è l’abbondanza.

Edvige. (sempre disegnando) Ti confesso che ho un poco d’appetito.

(Entra il vecchio Ekdal con un pacco di carte sotto il braccio e tenendo un involto che cerca nascondere).

Gina. Oh! nonno, quanto ha tardato questa sera.

Ekdal. Lo studio era chiuso e Groberg mi fece tanto aspettare!... Mi toccò attraversare tutto l’appartamento.

Edvige. Ti hanno dato qualche cosa da copiare?