Erm. Lo prevedevo... Non ve ne prendete cura! non ve ne prendete cura!...

Edvige. (si alza e va presso Erminio) Vuoi il flauto papà?

Erm. No, non voglio nulla (passeggia concitato). Domani lavorerò, non dubitate, tornerò a lavorare come un negro perchè non abbiate a mancare di nulla.

Gina. Caro Erminio, non parlare così; io non intendevo dirti quanto pensi.

Edvige. (con voce carezzevole) Vuoi un poco di birra?

Erm. (sempre passeggiando) No, non mi seccate (dopo breve pausa). Cosa hai detto, birra?

Edvige. È buona, papà, e fresca.

Erm. (brusco) Dammela allora. (Edvige corre saltellando verso la cucina, Erminio appoggiato alla stufa la contempla, quando è vicina all’uscio con voce dolce) Edvige!

Edvige. (con gioia) Oh! papà mio. (corre nelle sue braccia).

Erm. (accarezzandola) Non mi chiamare così. Io ero a una tavola ricca e non mi sono ricordato di voi. Non ho portato nulla a te, bambina mia. E mentre io mi divertivo, voi altri due qui....