Ekdal. (che sarà sempre più ubbriaco con la voce grossa) Le anitre selvatiche quando sono ferite si cacciano al fondo, si attaccano alle alghe e a tutta quella robaccia che c’è nel fondo e poi non risalgono più.
Greg. Ma questa è risalita.
Ekdal. Vostro padre ha un cane.... un cane che è un vero portento, si precipitò nell’acqua per ripescarla.
Greg. (a Erminio) Avvenne così?
Erm. Fu portata in casa di tuo padre, ma la poverina cominciò a deperire. Fu ordinato a Pietro, il tuo servitore, di ucciderla.
Ekdal. (quasi addormentato) E Pietro.... la portò a me.
Erm. (a Gregorio) Papà conosce Pietro, e quando questi gli raccontò che aveva da uccidere un’anitra selvatica, fece tanto che gli venne regalata.
Greg. Ed ora sta bene?
Erm. Almeno sembra, divenne grassa, e sono parecchi giorni che l’abbiamo e pare abbia dimenticato la vita selvatica.
Greg. Può essere, ma non lasciarle mai vedere nè il cielo, nè il mare. (guarda l’orologio) È tardi, non posso più restare qui, guarda tuo padre, già dorme. (accenna al vecchio Ekdal che si è addormentato).