Edvige. Ma qualunque cosa tu mi volessi dare non mi colmerebbe di gioia come il sapere che pensi a me.

Relling. Abbi pazienza Edvige. che Ekdal abbia terminata la sua invenzione e poi...

Erm. Sì, io a me non penserò, non voglio pensare che al tuo avvenire e ai vecchi giorni di mio padre. Ecco ciò che chiede il povero inventore.

Edvige. (circondando con un braccio la vita di Erminio) Caro, buon papà. (lo bacia e si alza).

Relling. (a Gregorio) E lei non dice nulla? non le desta un sentimento di contentezza questo quadro di felicità domestica?

Erm. Quest’ora è la più bella della mia vita.

Greg. Cosa vuole, negli ambienti infetti io non mi ci trovo bene.

Erm. (ridendo) Oh! finiscila una buona volta.

Gina. Ma signor Werle, qui aria infetta non ce n’è, ogni mattina spalanco le vetriate.

Greg. (alzandosi) L’infezione di cui parlo non si può mandare via in tal modo.