— Ho veduto un uomo che si propone nientemeno che di bruciargli le cervella se si rivolge a quella damina. Quell'uomo, madama, mantiene la parola. Ma io conosco Marziale; siffatti pericoli sono altrettanti incoraggiamenti. Vi ha di più: noi abbiamo scommesso... e qui abbassò la voce.

— Davvero? chiese la contessa.

— Sul mio onore.

— Grazie, generale, rispose madama de Vaudremont lanciandogli un'occhiata piena di civetteria.

— Mi farete l'onore di ballare con me?

— Sì, ma la seconda contradanza. Durante questa voglio sapere dove può finire questo intrigo, e sapere chi è quella piccola dama azzurra; ha l'aria di una donna di spirito.

Il colonnello, vedendo che madama di Vaudremont voleva restar sola, si allontanò, soddisfatto di avere cominciato così bene il suo assedio.

Si incontrano nelle feste alcune signore le quali, come madama di Grandlieu, sono là al pari di vecchi marinai occupati sulla riva del mare a contemplare i giovani marinai alle prese colle tempeste. In quel momento madama di Grandlieu, che pareva interessarsi ai personaggi di questa scena, potè facilmente indovinare la lotta a cui era in preda la contessa. La giovine civetta aveva un bel farsi vento con grazia, sorridere a tutti i giovani che la salutavano ed usare tutte le astuzie di cui si serve una donna per occultare la sua emozione; la vedova, una delle più perspicaci e maliziose duchesse che il secolo diciottesimo avesse legate al decimonono, sapeva leggere nel suo cuore e nel suo pensiero. La vecchia dama pareva conoscesse i movimenti impercettibili che rivelano le affezioni dell'animo. La piega più leggiera di quella fronte bianca e pura, il più insensibile trasalire delle guancie, i moti delle sopraciglia, l'inflessione meno visibile delle labbra il cui mobile corallo nulla poteva occultarle, erano per la duchessa come lo scritto di un libro. Dal fondo della sua poltrona, che riempiva completamente colla sua veste, la civetta emerita, chiacchierando con un diplomatico che l'aveva ricercata per raccogliere gli aneddoti ch'ella narrava così bene, ammirava sè stessa nella civettuola giovine; le acquistò simpatia vedendola occultare così bene il suo dolore e gli strazii del suo cuore. Madama de Vaudremont provava infatti tanto dolore quanta era la gajezza che fingeva: aveva creduto di trovare in Marziale un uomo di talento sul cui appoggio contava per abbellire la sua vita con tutti gli incanti del potere; in quel momento riconosceva un errore altrettanto crudele per la sua riputazione come pel suo amor proprio. In lei, come in tutte le altre donne di quell'epoca, la subitaneità delle passioni ne aumentava la vivacità. Le anime che vivono molto e presto non soffrono meno di quelle che si consumano in una sola affezione. La predilezione della contessa per Marziale datava dalla vigilia, è vero; ma il più inetto dei chirurgi sa che la sofferenza causata dall'amputazione di un membro vivo è più dolorosa di quella di un membro ammalato. Nel gusto di madama de Vaudremont per Marziale vi era dell'avvenire, mentre la sua passione precedente era senza speranze ed avvelenata dai rimorsi di Soulanges. La vecchia duchessa, che spiava il momento opportuno di parlare alla contessa, si affrettò a congedare il suo ambasciatore; giacchè a fronte di amanti in collera ogni altro interesse vien meno, anche per una donna in età. Per impegnare la battaglia, madama de Grandlieu lanciò a madama de Vaudremont un'occhiata sardonica che fece temere alla giovine civetta di vedere il suo destino nelle mani della vedova. Vi sono sguardi da donna a donna che somigliano alle fiaccole nello scioglimento d'una tragedia. Bisogna aver conosciuto questa duchessa per apprezzare il terrore che l'espressione del suo volto cagionava alla contessa. Madama de Grandlieu era alta, ed i suoi lineamenti facevano dire di lei: ecco una donna che ha dovuto esser bella! Si copriva le gote con tanto belletto che le sue rughe quasi più non apparivano; ma, lontani dal ricevere uno splendore fittizio da quel carmino carico, i suoi occhi non erano che più appannati. Portava una gran quantità di diamanti e si vestiva con abbastanza gusto per non cadere nel ridicolo. Il suo naso appuntito faceva presentire l'epigramma. Una dentiera ben disposta conservava alla sua bocca una smorfia d'ironia che ricordava quella di Voltaire. Però la squisita cortesia dei suoi modi raddolciva tanto il giro malizioso delle sue idee, che non la si poteva accusare di malignità. Gli occhi grigi della vecchia dama si animarono; uno sguardo trionfale, accompagnato da un sorriso che significava: — Ve l'aveva pare promesso! — attraversò la sala e sparse l'incarnato della speranza sulle gote pallide della giovine donna che gemeva a piedi del candelabro. Questa alleanza fra madama de Grandlieu e l'incognita non poteva sfuggire all'occhio esperto della contessa di Vaudremont, che intravide un mistero e volle penetrarlo. In quel momento il barone della Roche-Hugon, dopo di aver finito di interpellare tutte le anziane senza poter conoscere il nome della dama azzurra, si rivolgeva, non sapendo dove dare il capo, alla contessa di Gondreville, e non ne riceveva che questa risposta poco soddisfacente: — È una dama che mi ha presentata la vecchia duchessa di Grandlieu. Volgendosi per caso verso la poltrona occupata dalla vecchia signora, il referendario sorprese lo sguardo d'intelligenza lanciato all'incognita, e benchè da qualche tempo non si trovasse in troppo buoni rapporti con lei, risolse di abbordarla. Vedendo quel nabisso di barone che gironzava intorno alla sua poltrona, la vecchia duchessa sorrise con una malignità sardonica e guardò madama de Vaudremont con un'aria che fece sorridere il colonnello Montcornet.

— Se la vecchia zingara si atteggia all'amicizia, pensò il barone, gli è che senza dubbio mi vuol giuocare qualche brutto tiro. — Madama, le disse, mi dicono che siete incaricata di vegliare sopra un tesoro ben prezioso.

— Mi pigliate per un drago? chiese la vecchia dama. Ma di chi parlate? aggiunse con una dolcezza di voce che fece rinascere in Marziale la speranza.