— Di quella damina sconosciuta che la gelosia di tutte queste civette ha confinata laggiù. Voi senza dubbio conoscete la sua famiglia?

— Sì, disse la duchessa, ma che volete farne di un'ereditiera di provincia, maritata da qualche tempo, una giovane di buona nascita che non conoscete, voi altri, essa non va in nessun luogo.

— Perchè essa non balla? È tanto bella! Volete che stringiamo un trattato di pace? Se vi degnate informarmi di tutto ciò che ho interesse a sapere, vi giuro che la vostra domanda di restituzione del bosco di Marigny pel demanio straordinario sarà caldamente appoggiata presso l'imperatore.

— Signore, rispose la vecchia dama con una ingannevole gravità, conducetemi la contessa di Vaudremont. Vi prometto di rivelarle il mistero che rende tanto interessante la vostra incognita. Ecco, tutti gli uomini che sono alla festa sono giunti allo stesso grado di curiosità di voi. Gli occhi si dirigono involontariamente verso questo candelabro ove la mia protetta si è modestamente collocata; essa raccoglie tutti gli omaggi che le si vollero rapire. Fortunato colui che piglierà per ballerine! Qui si interruppe fissando la contessa di Vaudremont con una di quelle occhiate che dicono così bene: Noi parliamo di voi. Poi aggiunse: Penso che preferirete apprendere il nome dell'incognita dalla bocca della vostra bella contessa piuttosto che dalla mia?

L'attitudine della duchessa era così provocante, che madama de Vaudremont si alzò, venne presso a lei, si sedette sulla sedia che le offerse Marziale, e senza fare attenzione a lui: — Indovino, madama, le disse ridendo, che parlate di me; ma confesso la mia inferiorità, non so se in bene o in male.

Madama di Grandlieu strinse colla mano secca e rugosa la bella mano della giovine donna e con un tono di compassione, le rispose a voce bassa: — Povera piccina!

Le due donne si guardarono. Madama de Vaudremont capì che Marziale era di troppo, e lo congedò dicendo con aria imperiosa: Lasciateci!

Il referendario, poco soddisfatto al vedere la contessa sotto il fascino della pericolosa sibilla che l'aveva attirato presso di sè, le lanciò uno di quegli sguardi d'uomo, potenti su un cuore cieco, ma che appaiono ridicoli ad una donna quando comincia a giudicare colui di cui si è invaghita.

— Avreste la pretesa di scimiottare l'imperatore? disse madama di Vaudremont volgendo a metà il capo per contemplare il referendario con aria ironica.

Marziale aveva troppa esperienza di mondo, troppa finezza e calcolo per esporsi a romperla con una donna così bene accetta alla corte, ed alla quale l'imperatore voleva dare marito; contava d'altronde sulla gelosia che si proponeva di destare in lei come sul miglior mezzo per indovinare il secreto della sua freddezza, e si allontanò tanto più volontieri che in quel momento una nuova contradanza metteva tutti in moto. Il barone parve cedesse il posto per le quadriglie, andò ad appoggiarsi ai marmo d'una console, incrociò le braccia sul petto e rimase tutto occupato del colloquio delle due dame. Di tratto in tratto teneva dietro agli sguardi che ambedue gettarono a più riprese sull'incognita. Paragonando allora la contessa a quella bellezza nuova che il mistero rendeva così attraente, il barone si abbandonò agli odiosi calcoli che fanno d'abitudine gli uomini fortunati in amore: egli ondeggiava fra una fortuna da afferrare ed un capriccio da accontentare: il riflesso dei lumi dava tale risalto alla sua figura pensierosa e cupa sulle tappezzerie di moerro bianco alle quali appoggiava i suoi capelli neri, che lo si sarebbe potuto paragonare a qualche cattivo genio. Da lontano certo più di uno pensò: Ecco un altro povero diavolo che non pare divertirsi molto!