— Oh mio buon Leone, ella disse con voce carezzevole, non ho potuto resistere al piacere di vederti senza che tu mi vedessi. Mia zia mi ha condotta a questo ballo, e vi sono stata ben fortunata.

Queste parole disarmarono gli sguardi del conte della loro severità fittizia, giacchè egli si era fatto a sè stesso vivi rimproveri udendo il ritorno di sua moglie, che senza dubbio al ballo era stata informata di una infedeltà che egli sperava averle occultata, e giusta il costume degli amanti che si sentono in colpa tentava, movendo pel primo querela alla contessa, di evitare la sua collera troppo giusta. Guardò in silenzio sua moglie che gli parve più bella che mai. Felice di vedere suo marito sorridente e di trovarlo a quell'ora in una camera dove da qualche tempo veniva con minor frequenza, la contessa lo guardò così teneramente che arrossì ed abbassò gli occhi. Questa clemenza inebbriò tanto più Soulanges in quanto che succedeva ai tormenti che aveva provati durante il ballo; prese la mano di sua moglie e la baciò per riconoscenza; non si trova spesso della riconosoenza nell'amore?

— Ortensia, che hai al dito che mi ha fatto tanto male alle labbra? chiese ridendo.

— Il mio diamante, che tu dicevi perduto ed io ho ritrovato.

Il generale Montcornet non sposò madama de Vaudremont, ad onta della buona intelligenza nella quale ambedue vissero per alcuni momenti, giacchè essa fu una delle vittime dello spaventevole incendio che rese eternamente celebre il balio dato dall'ambasciatore d'Austria, in occasione del matrimonio dell'imperatore Napoleone colla figlia dell'imperatore Francesco II.

L'ELISIR DI LUNGA VITA

AL LETTORE

Nell'esordio della vita letteraria dell'autore un amico morto da tempo, gli fornì il soggetto di questo studio che più tardi trovò in una raccolta pubblicata verso il principio di questo secolo; e, secondo le sue congetture, è una fantasia dovuta al Hoffmann di Berlino, pubblicata in qualche almanacco di Germania e dimenticata nelle opere di lui dagli editori. La Commedia Umana è abbastanza ricca d'invenzioni per permettere all'inventore di confessare un innocente prestito; come il buon La-Fontaine, egli del resto avrà trattato al modo suo e senza saperlo un fatto già narrato. Questo non fu uno di quegli scherzi di moda nel 1830, epoca in cui ogni autore faceva dell'atroce, per il piacere delle ragazze. Quando sarete arrivato all'elegante parricidio di Don Giovanni, cercate di indovinare la condotta che in circostanze presso a poco simili terrebbero quegli onesti che, nel secolo decimonono, prendono danaro a vitalizio sulla fede di un catarro, e quelli che affittano una casa ad una vecchia per tutto il resto dei suoi giorni. Risusciterebbero essi i loro assicurati? Desidererei che dei pesatori giurati di coscienze esaminassero qual grado di somiglianza può esistere fra Don Giovanni ed i padri che maritano le loro figlie a motivo delle speranze. La società umana che, al dire di alcuni filosofi, cammina nella via del progresso, considera come un passo verso il bene l'arte di attendere la morte? Questa scienza ha creato dei mestieri onorevoli, mediante i quali si vive della morte. Lo stato sociale di certe persone è quello di sperare una morte; la covano, accoccolandosi ogni mattina sopra un cadavere, e se ne fanno un guanciale per la sera: sono i coadjutori, i cardinali, i sopranumerari, i tontinieri, ecc. Aggiungetevi molte persone delicate, che hanno premura di acquistare una proprietà il cui prezzo è superiore ai loro mezzi, ma che stabiliscono logicamente ed a freddo le probabilità di vita che restano ai loro padri od alle loro suocere, ottuagenarie o settuagenarie, dicendo: — «Prima di tre anni erediterò necessariamente e, allora....» Un omicida ci dà meno nausea di una spia. L'omicida ha forse ceduto a un moto di pazzia, può pentirsi, riabilitarsi. Ma la spia è sempre spia; è spia in letto, a tavola, camminando, di giorno, di notte; è vile ogni minuto. Si può essere omicida come è vile una spia? Eppure non ravvisate nella società una folla di esseri indotti dalle nostre leggi, dai nostri costumi, dagli usi, a pensare incessantemente alla morte dei loro, ad agognarla?

Essi pensano ciò che vale una bara contrattando dei cachemires per le loro donne, salendo le scale di un teatro, desiderando di andare ai Bouffons, sospirando una carrozza. Assassinano delle care creature, incantevoli di innocenza, nel momento in cui la sera offrono loro da baciare le fronti infantili dicendo: «Buona sera, papà!» Vedono ad ogni momento degli occhi che vorrebbero chiudere e che si riaprono ogni mattina alla luce come quelli di Belvidero in questo studio. Dio solo sa il numero di parricidii che si commettono col pensiero! Figuratevi un uomo che deve passare mille scudi di rendita vitalizia ad una vecchia, e che ambedue vivono in campagna, separati da un ruscello, ma abbastanza estranei l'uno all'altra, per potere odiarsi cordialmente senza mancare a quelle convenienze umane che mettono una maschera sul viso di due fratelli, di cui l'uno avrà il maggiorasco, l'altro una legittima. Tutta la civiltà europea riposa sull'eredità come sopra un perno; sarebbe stoltezza sopprimerlo, ma non si potrebbe, come nelle macchine che formano l'orgoglio della nostra epoca, perfezionare questa ruota essenziale?

Se l'autore ha conservato questa vecchia formola: Al lettore in un'opera in cui cerca di rappresentare tutte le forme letterarie, si è per fare un'osservazione relativa ad alcuni studii ed in ispecie a questo. Ognuna delle sue composizioni è basata su delle idee più o meno nuove, la cui manifestazione gli sembra utile; può tenere alla priorità di certe forme, di certi pensieri, che, di poi, sono passati nel dominio letterario, e si sono talvolta volgarizzati. Le date della primitiva pubblicazione di ciascun studio non devono dunque riuscire indifferenti a quelli dei lettori che vorranno rendergli giustizia.