— Siete in errore, madama, disse Marziale, piccato, l'ho avuto da madama de Vaudremont.

— Precisamente, replicò ella sorridendo. Mio marito si è fatto prestare da me questo anello, l'ha regalato a lei, essa ve ne ha fatto un dono; il mio anello ha viaggiato, ecco tutto. Questo anello mi insegnerà forse tutto ciò che ignoro e mi apprenderà il segreto di piacer sempre. Signore, riprese, se non fosse stato mio, siate certo che non avrei arrischiato di pagarlo così caro, giacchè, a quanto si dice, una giovane presso voi è in pericolo. Ma ecco, continuò facendo scattare una molla nascosta sotto la pietra, vi sono ancora i capelli del signor di Soulanges.

E si slanciò nelle sale con tanta prestezza che pareva inutile tentare di raggiungerla, e d'altronde Marziale confuso non era in vena di proseguire l'avventura. Il riso di madama de Soulanges aveva trovato un'eco nel gabinetto, in cui il giovine bellimbusto scorse fra due arboscelli il colonnello e madama de Vaudremont che ridevano di tutto cuore.

— Vuoi il mio cavallo per correre dietro alla tua conquista? gli disse il colonnello.

La buona grazia con cui il barone sopportò le celie con cui l'assalirono madama de Vaudremont e Montcornet gli valse la loro discrezione su quella serata, nella quale il suo amico scambiò il cavallo di battaglia con una donna giovine, ricca e bella.

Mentre la contessa di Soulanges varcava l'intervallo che separa la Chaussée d'Antin dal sobborgo San Germano, in cui dimorava, fu in preda alle più vive inquietudini. Prima di abbandonare il palazzo di Gondreville ne aveva percorse le sale senza incontrarvi nè sua zia nè suo marito, partiti senza di lei. Dei terribili presentimenti vennero allora a tormentare la sua anima ingenua. Testimonio discreto delle sofferenze provate da suo marito dal giorno che madama de Vaudremont l'aveva attaccato al suo carro, sperava che un prossimo pentimento le avrebbe ricondotto lo sposo. Era quindi con una incredibile ripugnanza che aveva acconsentito al piano concepito da sua zia, madama di Grandlieu, ed in quel momento temeva di aver commesso un errore.

Quella serata aveva rattristata la sua anima candida. Sgomentata da principio dall'aria sofferente e cupa del conte di Soulanges, lo fu ancora più dalla bellezza della sua rivale, e la corruzione del gran mondo le stringeva il cuore. Passando sul Ponte Reale, buttò via i capelli profanati che si trovavano sotto il diamante, già offerto come pegno di puro amore. Pianse ricordando le vive sofferenze alle quali era da lungo tempo in preda, e fremette pensando che il dovere delle donne le quali vogliono ottenere la pace in casa le costringeva a seppellire nel fondo del cuore angoscie crudeli come la sua.

— Ahimè! diceva, come possono fare le donne che non amano? Dov'è la sorgente della loro indulgenza? Io non posso credere, come dice mia zia, che basti la ragione per sostenerle in tali abnegazioni.

Sospirava ancora quando il suo servitore abbassò l'elegante predella dalla quale si lanciò nel vestibolo del suo palazzo. Salì precipitosamente le scale, e quando giunse nella sua camera, trasalì di terrore vedendo suo marito seduto presso il camino.

— Da quando, mia cara, andate al ballo senza di me, senza prevenirmi? chiese con voce alterata. Sappiate che una donna senza suo marito è sempre spostata. Voi eravate singolarmente compromessa nell'angolo oscuro in cui vi eravate cacciata.