Allora quella testa viva si staccò violentemente dal corpo che non viveva più e cadde sul cranio giallo del celebrante. — Ricordati di donna Elvira, gridò la testa divorando quella dell'abate.
Quest'ultimo gettò un grido orrendo che turbò la cerimonia. Tutti i preti accorsero e circondarono il loro sovrano. — Imbecille, di' dunque che vi è un Dio! gridò la voce nel momento in cui l'abate, morsicato nel cervello, spirava.
LA BORSA
Per le anime facili alle espansioni vi è un'ora deliziosa che giunge al momento in cui la notte non è fatta ed il giorno se n'è ito. La luce crepuscolare getta allora le sue molli tinte od i suoi riflessi bizzarri su tutti gli oggetti e favorisce una fantasticheria che si sposa vagamente agli effetti di luce ed ombra. Il silenzio che regna quasi sempre in quel momento lo rende specialmente caro agli artisti che si raccolgono, si piantano ad alcuni passi dai loro lavori cui non possono più attendere, e li giudicano inebriandosi dei soggetto il cui intimo significato si appalesa allora alla seconda vista del genio. Favoriti dal chiaroscuro i ripieghi materiali dell'arte per far credere alla realtà scompajono completamente. Se si tratta di un quadro, le persone che rappresenta, pare camminino e parlino: l'ombra si fa ombra, il giorno è giorno, la carne è viva, gli occhi si muovono, il sangue scorre per le vene, le stoffe hanno dei fruscii. L'imaginazione viene in ajuto della naturalezza d'ogni particolare, e non si vedono più che le bellezze dell'opera. A quell'ora l'illusione regna dispotica; forse sorge colla notte; l'illusione non è per il pensiero una specie di notte che noi popoliamo di sogni?
L'illusione spiega allora le sue ali, trascina l'anima nel mondo delle fantasie, mondo fertile di voluttuosi capricci, in cui l'artista dimentica il mondo positivo, la vigilia, il domani, l'avvenire, tutto, perfino le sue miserie, le buone come le cattive. In quell'ora magica un giovine pittore, uomo di talento, e che nell'arte non vedeva che l'arte, era salito sulla scala addoppiata che gli serviva a dipingere una tela grande, alta, pressochè finita. Là, criticandosi, ammirandosi in buona fede, abbandonandosi al corso dei suoi pensieri, si ingolfava in una di quelle meditazioni che rapiscono l'anima e la fanno più grande, accarezzandola e consolandola. Certo la sua fantasticheria durò a lungo. La notte sopraggiunse. Sia ch'egli volesse discendere dalla scala, sia che avesse fatto un movimento imprudente credendosi sul tavolato, il fatto non gli permise un esatto ricordo del suo accidente, cadde, battè la testa sopra uno sgabello, restò privo di sensi e senza moto per un lasso di un tempo la cui durata non potè conoscere. Una voce soave lo destò dalla specie di assopimento in cui era immerso. Allorchè schiuse gli occhi, prontamente li richiuse sotto l'impressione di una viva luce; ma attraverso il velo che avviluppava i suoi sensi udì il bisbiglio di due donne e sentì la testa riposare fra due giovani, timide mani Riprese in breve i sensi ed alla luce di una di quelle lampade antiche, che diconsi a doppia corrente d'aria, potè scorgere la più deliziosa testa di giovinetta che mai avesse veduto, una di quelle teste che passano ben spesso per un capriccio del pennello, ma che tutto ad un tratto realizzò per lui le teorie di quel bello ideale che ogni artista si crea e dal quale ha origine il suo talento. Il volto della sconosciuta apparteneva, per così dire, al tipo tino e delicato della scuola di Proudhon, e possedeva pure quella poesia che Girodet dava alle sue figure fantastiche. La freschezza, delle tempie, la regolarità delle sopraciglia, la purezza delle linee, la verginità fortemente scolpita in tutti i tratti di quella fisionomia facevano della fanciulla una creazione perfetta. La taglia era svelta e sottile, le forme delicate. I suoi abiti, benchè semplici e puliti, non annunziavano nè ricchezza nè miseria. Ritornando in sè il pittore espresse la sua ammirazione con uno sguardo di sorpresa e balbettò confusi ringraziamenti.
Trovò che la sua fronte era stata stretta con un fazzoletto, e ad onta dell'odore particolare agli studi di pittore, riconobbe l'acre sentore dell'etere, senza dubbio adoperato per farlo riavere dallo svenimento. Poi finì per vedere una vecchia che rassomigliava alle marchese dell'antico regime, e che teneva la lampada dando dei consigli alla giovine sconosciuta.
— Signore, rispose la giovinetta ad una delle domande fattele dal pittore in quel momento in cui era tuttora nella confusione di idee prodotte dalia caduta, mia madre ed io abbiamo udito il rumore del vostro corpo sul pavimento, ci parve di udire un gemito. Il silenzio susseguito alla caduta ci ha spaventate e ci siamo affrettate a salire. Trovando la chiave alla porta ci siamo per buona sorte permesso d'entrare, e vi abbiamo visto steso a terra senza movimento. Mia madre andò a cercare quanto occorreva per fare una compressa e rianimarvi. Voi siete ferito alla fronte, là, ve ne accorgete?
— Adesso sì, egli disse.
— Oh non sarà nulla, osservò la vecchia. La vostra testa, per buona sorte, è caduta su questo mannichino.
— Mi sento infinitamente meglio, rispose il pittore, non ho più altro bisogno all'infuori d'una carrozza per restituirmi a casa. La portinaia andrà a cercarmene una.