Egli voleva rinnovare i suoi ringraziamenti alle due incognite, ma ad ogni frase la vecchia l'interrompeva dicendo: — Domani, signore, abbiate cura di applicarvi delle sanguisughe, o farvi fare un salasso, bere qualche tazza di decotto vulnerario; curatevi, le cadute sono pericolose.
La giovinetta guardava di soppiatto il pittore ed i quadri dello studio. Il suo contegno ed i suoi sguardi erano di una perfetta decenza; la sua curiosità rassomigliava a distrazione ed i suoi occhi sembravano esprimere quell'interesse che le donne prendono, con una spontaneità tutta grazia, ad ogni nostra sfortuna. Le due sconosciute alla presenza del pittore sofferente sembravano dimenticare le opere sue. Allorchè egli le ebbe tranquillate sul proprio conto, uscirono esaminandole con una sollecitudine priva ad un tempo di enfasi e di famigliarità, senza fargli domande indiscrete nè cercare di inspirargli il desiderio di conoscerle. Le loro azioni ebbero l'impronta di una natura squisita e del buon gusto. I loro modi nobili e semplici produssero dapprima poco effetto sul pittore; ma più tardi, quando si risovvenne di tutte le circostanze di questo avvenimento, ne fu vivamente colpito. Arrivando al piano inferiore a quello in cui si trovava lo studio del pittore, la vecchia sclamò con dolcezza: — Adelaide, tu hai lasciata aperta la porta.
— Era per venire in mio soccorso, rispose il pittore con un sorriso di riconoscenza.
— Mamma mia, voi siete discesa appena adesso, replicò la giovinetta arrossendo.
— Volete che vi accompagniamo fino abbasso? disse la mamma al pittore. La scala è scura.
— Grazie, signora, mi sento molto meglio.
— Tenetevi fermo alla sbarra.
Le due donne restarono sul pianerottolo per far lume al giovane ascoltando i suoi passi.
Per comprendere tutto ciò che questa scena poteva avere di curioso e di inatteso per il pittore, è d'uopo aggiungere che solo da alcuni giorni egli aveva collocato il suo studio negli abbaini di quella casa, nel luogo più oscuro e più pantanoso della via Suresne, quasi dirimpetto alla chiesa della Maddalena, a due passi dal suo appartamento che si trovava in via dei Campi Elisi. La celebrità che il suo talento gli aveva acquistata, avendolo fatto uno degli artisti più cari alla Francia, cominciava a non più sentire le strette del bisogno e godeva, a dir suo, delle sue ultime miserie. Invece di andare a lavorare in uno di quegli studii situati presso le barriere ed il cui modico affitto era altra volta in rapporto colla modestia dei suoi guadagni, aveva soddisfatto ad un desiderio che si rinnovava tutti i giorni evitando una lunga corsa e la perdita di un tempo divenuto per lui più prezioso che mai. Nessuno al mondo avrebbe inspirato tanto interesse come Ippolito Schinner, se avesse acconsentito a farsi conoscere; ma egli non confidava con leggierezza i segreti della sua vita. Era l'idolo di una madre povera che l'aveva educato a costo delle più grandi privazioni. La signorina Schinner, figlia d'un fittabile alsaziano, non era mai stata maritata. La sua anima tenera era stata crudelmente oltraggiata da un uomo ricco che non vantava troppa delicatezza in fatto d'amore. Il giorno in cui, ancora ragazza, ed in tutto lo splendore della sua bellezza, subì, a spese del suo onore e dei suoi ideali, quella disillusione che ci colpisce così lentamente e così presto, giacchè crediamo il più tardi possibile al male e ci sembra arrivi sempre troppo presto, quel giorno fu un secolo di riflessioni, e fu pure il giorno de' pensieri religiosi e della rassegnazione. Ella rifiutò l'elemosina di colui che l'aveva ingannata, rinunziò al mondo e si fece una gloria del suo fallo. Si dedicò tutta all'amore materno chiedendogli le sue delizie in compenso dei godimenti sociali cui rinunciava. Visse del suo lavoro accumulando nel figlio un tesoro. Così, più tardi, un giorno, un'ora, la compensò dei lunghi e lenti sacrificii della sua indigenza. All'ultima esposizione suo figlio aveva ottenuto la croce della legione d'onore. Nei giornali, unanimi in favore di un talento sconosciuto, risonavano ancora le lodi sincere. Gli artisti stessi riconoscevano Schinner per un maestro ed i negozianti coprivano d'oro i suoi quadri.
A venticinque anni Ippolito Schinner, cui sua madre aveva trasmessa l'anima sua di donna, aveva, meglio che mai, compresa la sua posizione nel mondo. Volendo rendere a sua madre le gioje di cui l'aveva privata la società per tanto tempo, viveva per lei, sperando, mercè la gloria e la fortuna, di vederla un giorno felice, ricca, considerata, attorniata dagli uomini più celebri. Schinner aveva quindi scelto i suoi amici fra gli uomini più onorevoli e più distinti. Difficile nella scelta delle sue relazioni, voleva sempre più inalzare la sua posizione, già così elevata per il suo talento. Costringendolo alla solitudine, questa madre dei grandi pensieri, il lavoro cui si era dedicato nella sua gioventù l'aveva mantenuto nelle belle credenze che sono il decoro del primi giorni della vita. La sua anima adolescente non sconosceva alcuno di quei mille pudori che fanno del giovane un essere a sè il cui cuore abbonda di felicità, di poesia, di speranze vergini, deboli agli occhi dei disillusi, ma profonde perchè semplici. Era stato dotato di quelle maniere dolci e gentili che si addicono così bene all'anima e seducono anche quelli che non le comprendono. Era ben fatto. La sua voce che partiva dal cuore ne palesava agli altri i nobili sentimenti, ed attestava nell'accento una vera modestia, un certo candore. Chi lo vedeva, si sentiva attratto a lui da una di quelle influenze morali che i dotti non hanno ancora esaminate a fondo; essi vi troverebbero qualche fenomeno di galvanismo, o l'azione di non so qual fluido e formulerebbero i nostri sentimenti con certe proporzioni di ossigeno e di elettricità. Questi particolari faranno forse comprendere alle persone ardite per carattere ed agli uomini bene incravattati perchè, durante l'assenza del portinaio che aveva mandato a cercare una carrozza in fondo alla via della Maddalena, Ippolito Schinner non fece alla portinaja interpellanza qualsiasi sulle due persone che gli avevano dimostrato il loro buon cuore. Ma, quantunque egli rispondesse con dei sì e dei no alle domande, naturali in simile circostanza, che gli vennero rivolte da questa donna sul suo accidente e sull'intervento officioso delle inquiline del quarto piano, non potè impedirle di obbedire all'istinto dei portinaj: essa gli parlò delle due sconosciute secondo gli interessi della sua politica ed i giudizii sotterranei della portineria.