— Aristocratico! volete dunque, Montcornet, tenervele tutte per voi?

— Ti sta bene il burlarmi! rispose Montcornet sorridendo. Credi avere il diritto di insultare un povero generale come me, perchè, rivale fortunato di Soulanges, tu non fai una sola piroetta che non allarmi madama di Vaudremont? Oppure è perchè io non sono arrivato che da un mese nella terra promessa? Siete ben insolenti voi altri amministratori che restate inchiodati sulle vostre sedie mentre noi siamo in mezzo alle bombe. Via, signor referendario, lasciateci spigolare nel campo il cui possesso precario non vi resta che al momento in cui noi altri lo abbandoniamo. Che diamine! bisogna che tutti vivano! Amico mio, se tu conoscessi i tedeschi, mi faresti, io credo, qualche servizio presso la parigina che ti è cara.

— Generale, poichè voi avete onorata della vostra attenzione questa donna che vedo qui per la prima volta, abbiate la carità di dirmi se l'avete vista a ballare.

— Eh, mio caro Marziale, da dove vieni? Se ti mandano in ambasciata, auguro male dei tuoi successi. Non vedi tre ranghi delle più intrepide civette di Parigi fra essa e lo sciame dei ballerini che ronza sotto il lampadario, e non hai avuto bisogno del tuo occhialetto per scoprirla all'angolo di quella colonna, ove pare sepolta nell'oscurità, ad onta delle candele che brillano sopra la sua testa? Fra essa e noi scintillano tanti occhi e tanti diamanti, ondeggiano tante piume, tanti merletti, fiori e treccie, che sarebbe un vero miracolo se qualche ballerino potesse scorgerla in mezzo a questi astri. Come, Marziale, non hai tu indovinata la moglie di qualche sottoprefetto della Lippe o della Dyle, che viene a tentare di rendere prefetto il suo marito?

— Oh! lo sarà, disse con vivacità il referendario.

— Ne dubito, replicò il colonnello del corazzieri ridendo, sembra così nuova all'intrigo come tu alla diplomazia. Scommetto, Marziale, che tu non sai perchè si trova là.

Il referendario guardò il colonnello dei corazzieri della guardia con un'aria che dava a divedere altrettanta indifferenza quanta curiosità.

— Ebbene, disse Montcornet continuando, ella sarà senza dubbio arrivata alle nove precise, forse la prima, e probabilmente avrà imbarazzato molto la contessa di Gondreville la quale non sa cucire due idee. Respinta dalla padrona di casa, cacciata di sedia in sedia da qualche nuova arrivata, fino nelle tenebre di questo cantuccio, ella vi si sarà lasciata chiudere, vittima della gelosia di queste dame che non avranno chiesto di meglio che seppellire così quella figura pericolosa. Essa non avrà avuto amici per incoraggiarla a difendere la piazza che ha dovuto occupare di tratto in prima linea; ognuna di queste perfide danzatrici avrà intimato agli uomini della sua congrega di non impegnare la nostra povera amica, sotto pena di terribili castighi. Ecco, mio caro, come questi esseri così teneri e candidi in apparenza avranno stretta la loro coalizione contro l'incognita; e ciò senza che alcune di quelle donne si sia detto altro che: — Conoscete voi, mia cara, quella piccola dama azzurra? To', Marziale, se tu vuoi in un quarto d'ora essere soprafatto di occhiate lusinghiere e di interrogazioni provocanti più che forse non ne riceverai in tutta la tua vita, tenta di forzare la triplice barriera che difende la regina della Dyle, della Lippe, o della Charente. Vedrai se la più stupida di queste donne non saprà trovare al momento un'astuzia capace di trattenere l'uomo più determinato a mettere in luce la nostra gemente incognita. Non ti pare che abbia un po' l'aria di un'elegia?

— Vi pare, Montcornet? sarebbe dunque una donna maritata?

— Perchè non sarebbe vedova?