—Dunque non può mangiare! O di che cosa camperà? Se dovesse morir di fame!

—No, figliuola: il buon Dio ha già provvisto ai suoi bisogni, disse la mamma, guardando con amore la sua creaturina. Il mio seno è pieno di latte, destinato a sostentare il tuo fratellino. Egli è deboluccio, come vedi: ma fra qualche mese, sgambetterà in terra come un agnellino.

—Mi par mill'anni di vederlo! Guarda, babbo, la bella testina tonda! Non m'arrischio a toccarla.

—La puoi toccare, ma leggermente.

—Oh sì, adagino. Dio com'è morbida! Par di toccare del cotone in fiocco.

—E così sono le testine di tutti i bimbi nati d'allora.

—Se il poverino cadesse se la farebbe in mille pezzi.

—Certo. Ma noi lo vigileremo sempre, affinchè non gli avvengano disgrazie.

—Sai, Enrichetta, disse a un tratto la mamma, che cinque anni sono eri piccina come lui?

—Io? Davvero, mamma? Non ci credo!