Mi è stato ridetto che alcuni bambini della scuola se la passegiavano, ieri, con una pipa in bocca e col cappello su una parte; a tutt'uomo, in una parola. Fortuna che quelle pipe erano di zucchero! Ma se fossero state pipe davvero, di quelle pipe dove gli uomini ci pigiano il tabacco per fumarlo, oh allora non riderei, ve lo assicuro!

Non sapete, miei poveri piccini, ciò che è il tabacco, il tabacco col quale sono fatti quei sigaracci scuri, il cui odore produce le nausee, che hanno un sapore amaro, e macchiano di giallo la punta delle dita? Non lo sapete? Ve lo dirò io, ve lo dirò, perchè vi voglio bene e desidero che sappiate la verità: il tabacco, poveri bambini miei, è un veleno!

Anni e anni sono, un signore (dovrei dire un mostro!) volendo arricchirsi coi beni d'un suo fratello, pensò di ammazzarlo. Che cosa fece? Forzò quel fratello a bere dell'essenza di tabacco, e l'infelice, fulminato dal potentissimo veleno, morì all'istante.

Quando, invece di beverlo, si fuma il tabacco, ci avveleniamo lentamente, ma ci avveleniamo. A poco a poco, senza quasi che ce ne accorgiamo, lo spirito diviene grave, si perde la vivacità, la memoria, e le idee se ne vanno. Un languore profondo s'impadronisce di noi, diveniamo inetti ad ogni lavoro un po' serio e non siamo più buoni che a fumare. Si finisce col preferire il tabacco alla conversazione, alla società e perfino al cibo! Un vero fumatore è capace di barattare un pane per due sigari! E se alla sua mamma, a sua moglie e ai suoi figliuoli dà noia il fumo, peggio per loro! Quando non vuol far soffrire nessuno, se ne va fuori di casa, lontano, anteponendo il tabacco alla sua famiglia e al resto dell'universo.

Così il tabacco è un veleno per il corpo, un veleno per lo spirito, un veleno per il cuore.

Quando un giovinetto comincia a fumare, non se lo figura di dover giungere a queste tristi estremità: egli dice: Fumerò un pochino, ed è lo stesso come se si proponesse di metter per un pochino un dito nell'ingranaggio d'una macchina. Il corpo va dietro al dito: o come se volesse appiccare un po' di fuoco alla sua camera: Tutta la casa brucerebbe.

Fumando un poco, si prende l'abitudine di fumar molto: e quando si vorrebbe smettere, non è più tempo. L'abitudine è un tiranno.

Lo sapete, voi, che cos'è un tiranno? No certo, fortunati bambini! È un padrone che ha su noi ogni potere: che ci toglie la libertà, e di uomini liberi e indipendenti, ci rende servi.

Spesso il tiranno è un uomo, un re, o un imperatore. Ma più frequentemente noi stessi siamo i nostri tiranni: e in questo caso il tiranno è un bisogno. Così, i bisogni di mangiare, di bere e di dormire, sono dei tiranni, poichè non possiamo opporre loro alcuna resistenza.

Voi stessi, ragazzi miei, ne avete fatta, chi sa quante volte, l'esperienza. Quando fate il chiasso o i balocchi, non li lascereste per nessuna cosa al mondo. Ma ecco che il bisogno di mangiare, ossia la fame, si fa sentire.... Allora smettete di fare il chiasso, lasciate in un canto i balocchi e correte dalla mamma a chiederle il pane.