E se proprio in quel punto i vostri compagni vi chiamano, v'implorano, per finir la partita cominciata, non gli ascoltate più, non intendete ragioni, non conoscete più nessuno: il tiranno della fame vi domina, vi opprime, vi costringe a mangiare. E siete talvolta sì affamati, che piangete d'ogni piccolo indugio.
E la sera a veglia, quando siete tutti riuniti, fratelli e sorelle, intorno a quella tavolona tonda, carica di stampe, di balocchi e di giornali, cominciate, a una cert'ora, a far delle piccole riverenze col capo: i vostri occhietti, prima sì ridenti, si appannano e diventano piccini: le vostre mani, pochi momenti avanti sì attive e battagliere, penzolano inerti dalla seggiola e lasciano cadere in terra la bambola o la pecorina. Il tiranno del sonno è giunto: e il sonno, come tutti gli altri tiranni, non soffre resistenza.
Addio balocchi, chicche, novelle e risate! Ecco i bambini bell'e addormentati: andate, ora, a proporre loro una partita di volano: raccontate loro la novella di Berlinda o offrite loro delle caramelle. Non vi odono più: non sono più padroni di fare quel che meglio piace loro! Il tiranno del sonno gli ha soggiogati.
È una cosa molto noiosa, non è vero, quella di venir sempre dominati dai nostri bisogni, e di non poter sbarazzarcene? Aggiungete che questi nostri tiranni ci costano un occhio del capo. Se si potesse calcolare tutto il denaro che ci ha fatto spendere, dacchè siamo al mondo, il bisogno di mangiare, di bere, di vestirci, di scaldarci, di ripararci dalle intemperie, di star puliti, ci sarebbe di che restare sorpresi.
Ah certo! Meno bisogni avremo e meglio sarà: Che dovremo dunque pensare di quelle persone, le quali non contente di dover soddisfare a tanti bisogni, ai quali non si può impor silenzio, se ne creano dei nuovi, prendendo delle abitudini dannose?
Tale è l'abitudine del fumare. Diviene un bisogno così imperioso, che spesso vince tutti gli altri! E pertanto qual differenza fra questo bisogno e quelli che abbiamo enumerato fin qui!
Se noi non avessimo mai fame, nè sete, nè sonno, nè voglia di far il chiasso, saremmo molto ammalati e moriremmo molto giovani. Quei tiranni, dunque, sono piuttosto dei benefattori, dei vigili custodi della nostra salute, incaricati dal buon Dio di avvertirci di quanto dobbiamo fare per conservarla.
Perciò, quando obbediamo regolarmente a questi bisogni naturali, stiamo bene e ci sentiamo lieti: cresciamo, siamo attivi, laboriosi, e c'interessiamo a tutte le cose nobili e buone.
Il bisogno di fumare, invece, è un tiranno egoista, che si compiace di veder trasformarsi in fumo il tabacco: e che, non solo non ci dà nulla in cambio di quel che ci prende: denaro, tempo, ingegno, salute; ma rende pestifero l'alito dei fumatori, e sparge sui loro abiti un odore irritante, che produce la tosse a chi sta loro vicino.
Vi sono altre persone che prendono il tabacco pel naso. Quello è in polvere e viene conservato nelle tabacchiere. I consumatori mettono nella scatoletta il pollice e l'indice e s'introducono la presa nelle narici, colla stessa disinvoltura colla quale voi mettereste in bocca una pallottola di zucchero.