Pitture chiusine rinvenute nell'anno 1833.
I. Danze e ludi varî. — II. Corse di bighe.
Tavola 37.
Ved. Monumenti inediti pubblicati dall'Istit. di Corr. Archeol. di Roma, vol. V. (1849-53), tav. XXXIII; cfr. E. Braun in Annali Ist. Corr. Arch. 1851, p. 268-278.
Dai grandi dipinti murali nelle tombe noi abbiamo i migliori documenti della pittura etrusca; questi dipinti risalgono in parte a remota antichità, ma forse non come farebbe credere Plinio anteriori alla fondazione di Roma[80]. Le rappresentazioni solitamente si riferiscono ai riti funebri e alla condizione delle anime dopo la morte, banchetti funebri con uomini e donne sedenti su triclinî, incoronati con musiche e danze, quasi a indicare la beatitudine dell'anima dopo la morte; caccie, corse, ludi gladiatorî, scene mimiche e comiche (ved. [tav. 36] e [37]), a propiziazione in favore dell'estinto per divinizzarlo, come il cristiano con le preghiere e con le funzioni pei defunti ha fede di contribuire alla sua beatitudine eterna (vedi Atl. cit., tav. XXXII; Achille sacrifica ai Mani dell'amico Patroclo). Si hanno inoltre rappresentazioni di anime discendenti all'Averno, condotte da genî buoni e da genî mali; soggetti infernali tolti alla mitologia come la tomba dell'Orco a Corneto; genî e divinità infernali fra cui Charun, col naso adunco, lunghi denti, serpi attorgigliati al corpo, carnagione verde. Si aggiungono animali e mostri fantastici, disposti sopra il fregio fra l'incorniciatura e le volte, con fascie di ornamentazione spesso assai belle. La colorazione era anche applicata alle figure scolorite sui sarcofaghi, ornati spesso di pitture a tempera sullo stucco, simulanti l'effetto del bassorilievo[81]. Talvolta nel mezzo delle pareti sono dipinte porte chiuse che, simboleggiano l'ingresso al mondo delle anime, non più rivarcabile, e insieme dividono in due campi la rappresentazione. Le figure staccano con le tinte chiare delle carni, coi colori vivaci delle vesti sul fondo or bruno, or rossastro delle pareti a stucco, e stanno allineate, con poca prospettiva, e con rari particolari, come tra figura e figura frondi e rami (ved. [tav. 40] a e b), allusivi talora agli alberi dei giardini d'Eliso. Le figure sono disegnate a contorno, gli spazi interni riempiti di colore; nella colorazione c'è ricerca di effetto.
Dalla tomba del Citaredo a Corneto.