Tavola 38. — Testa di un citaredo.
Ved. Ann. Ist. Corr. Arch. di Roma, 1863, tav. d'agg. M, e dall'opera di Jules Martha, L'art étrusque, pag. 438, fig. 289.
Dalla tomba del Citaredo a Corneto.
Tavola 39. — Testa di una danzatrice.
Ved. Ann. Ist. Corr. Arch. di Roma. 1863, tav. d'agg. M, e l'opera di Jules Martha, L'art étrusque, pag. 438, fig. 290.
II. — Le due scuole pittoriche principali.
Come si è veduto nella plastica, così nella pittura etrusca vi sono due periodi e due scuole o maniere: l'arte arcaica nazionale o toscanica; l'arte etrusco greca. Queste due scuole hanno avuto una successione cronologica, e poi vissero anche insieme. Nelle pitture del periodo arcaico vi è la solita rigidezza di disegno, durezza di atteggiamenti e di mosse, con sforzo d'imitazione della realtà; le figure non mancano di rilievo, ma stanno allineate; manca la viva espressione dell'azione, mancando l'accordo fra il concetto e l'esecuzione artistica.
Succede un periodo intermedio fra l'arte nazionale e l'arte di scuola greca, in cui c'è un arte più libera ed agile. Infine nel seguente periodo dello stile compreso nell'influenza greca, vi è un passo alla maniera propriamente pittorica (ved. [tav. 38] e [39]); l'artista padroneggia gli strumenti dell'arte; traduce copia maggiore d'idee, mostra sentimento del bello, piena intelligenza delle forme; sollevandosi oltre la stretta imitazione della realtà, tende a nobilitare i soggetti; i volti prendono espressione e tengono del profilo greco (ved. [tav. 41]); le vesti seguono le movenze con leggerezza di pieghe e di svolazzi (ved. [tav. 40] b). È probabile che tale influenza venisse dalle scuole surte nel tempo dei Diadochi.