Si è veduto, nell'Appendice I, che anche l'arte, secondo il mio debole parere, contribuisce a far credere gli Etruschi provenienti dall'Oriente piuttosto che dall'Occidente, almeno fino a nuovi ritrovamenti archeologici e soprattutto linguistici.

Ma questo non si è ancor dimostrato; il che facciamo ora brevemente, come il luogo e la mole del lavoro ce lo permettono.

Vi è pertanto un assieme di fatti che non devono essere trascurati. La stessa grandiosità delle costruzioni etrusche, delle applicazioni fatte dagli Etruschi delle volte e delle armature, la stessa solidità e vastità di piani nell'architettura etrusca si direbbe alunna di quella egiziana, che fa meraviglia ancora oggi a quale perfezione sia giunta. L'uso poi della decorazione geometrica, l'horror vacui, la moda delle epigrafi incise direttamente sul monumento, il lusso delle oreficerie con pietre preziose (ved.tav. 35 ), la predilezione per gli ornamenti decorativi e pei vivaci colori, la frequenza di vasi a rilievo, già usati nei paesi greci, l'impiego dei motivi plastici e pittorici animaleschi, l'uso del Canopo o urna funeraria con ritratti e la presenza delle maschere funebri (ved.tav. 30 ), sono tutti indizi di affinità e di contatto prolungato con gli Orientali e coi Greci Asiatici, e collegano la civiltà etrusca con quella micenea ed omerica in genere.

C'è in tutta l'arte etrusca ed omerica quel convenzionalismo orientale che mantiene anche nei suoi periodi più avanzati la rigidezza arcaica delle mosse, la scelta dei tipi in piedi, senza moto e grazia, la preferenza per rappresentazioni figurate d'indole decorativa, e simbolica, mancanti della vera vita (ved.tav. 33 ).

Carro con cavalli alati (Bassorilievo d'avorio di carattere cipriota, analogo a una classe di lavori etruschi arcaici). Tavola 33. — Si rinvenne a Corneto, e si trova ora al Louvre (Parigi).

Ved. Melani, Manuale di scultura italiana antica e moderna, Milano, Hoepli, 2ª edizione, tav. I.

Nell'applicazione poi dei tipi e dei motivi dell'arte etrusca si vedono i caratteri dell'importazione marittima, come di popoli venuti dal mare, non per via di terra. Nulla ci suggerisce la civiltà del centro d'Europa, che non ammette assolutamente quegli elementi orientalizzanti e d'importazione, che noi troviamo nella civiltà etrusca, fino al punto in cui si assimila la civiltà greca e romana, trasformandole entrambe.

Se noi, però, ci soffermiamo a considerare il valore intrinseco di quest'arte etrusca, troviamo (d'accordo col Martha, com'egli esprime in un'appendice al suo lavoro magistrale sull'arte etrusca), che mancavano agli Etruschi l'invenzione e il sentimento artistico, mentre non si può loro negare un certo spirito di realismo, e una forza di imitazione e di assimilazione dei varî elementi artistici non minore di quella dei Romani. — Questo spirito di verismo è però tale che impedisce di aggiungere anche il menomo lato ideale alle rappresentazioni artistiche, ammettendovi invece l'orrido più osceno e sgradito, purchè risponda al concetto che essi se ne fecero, o se ne vogliono fare. Ciò non toglie che nella pittura e nella plastica bisogna concedere agli Etruschi una certa originalità pel ritratto e per la rappresentazione delle scene intime, familiari. E difatti nel ritratto furono maestri ai Romani, come lo furono nella predilezione per quei grandi bassirilievi di processioni funerarie, o trionfali, che diedero ai Romani l'idea di ornare i loro archi e monumenti dei noti bassirilievi storici, nonchè di alcuni ritratti parlanti per somiglianza e vivezza di tratti fisionomici.

Se gli Etruschi dovettero dibattersi tra la forma convenzionale dell'Oriente e quella troppo ideale della Grecia, se non ebbero tempo di immedesimarsi sempre e perfezionarsi negli elementi estranei coi quali venivano a contatto, non si può negare alla loro arte, oltre l'intuito della natura, del ritratto, del bassorilievo, anche il gran merito di aver fatto riconoscere ed apprezzare ai Romani l'ellenismo nelle sue varie forme, in modo che non si può studiar bene l'arte greca in Roma, nè l'arte stessa romana senza rilevare la parte avuta dagli Etruschi nel diffondere gli elementi dell'ellenismo nelle varie città del Lazio e dell'Etruria.

Pur riconoscendo, però, che l'arte etrusca ha familiarizzato, per così dire, Roma con l'ellenismo, è doveroso riconoscere pure che, per la mancanza del senso estetico, venendo meno agli artisti etruschi il concetto delle proporzioni esatte delle parti del corpo, il che è fondamento della vera bellezza, non potè mai l'arte etrusca inalzarsi a quelle sfere ideali e perfette che ammiriamo nell'Ellade e in Roma. Lo stesso carattere, la stessa costituzione fisica, le abitudini, le aspirazioni del popolo contribuivano a dare un'impronta tutta speciale all'arte loro. Infatti gli Etruschi ebbero presto il concetto della ricchezza, del fasto, e, per natura inclinati al piacere, sotto la sua forma più grossolana, crearono un'arte materiale, verista al sommo grado, lottante per di più con le superstizioni e le credenze demoniche, molto vive nel popolo, e tali da ispirare un certo timore e ribrezzo per quello che credevano utile di fare a vantaggio della famiglia o dello Stato.