Facendo tesoro di questi dati, il Montelius conclude che i tipi di fibule antiche compresi fra quelle ad arco semplice più arcaiche, e quelle della Certosa, sono state fatte fra il secolo XIV e VI av. C., aggiunge poi la conclusione, alquanto arbitraria che i cinque periodi intermedî delle differenti forme di fibule abbiano la durata medesima fra loro, e ne conclude un tratto di tempo di 150-200 anni per tipo e per periodo, fissati i quali, si può fissare anche la data dei ritrovamenti archeologici in cui si trovano fibule, badando esclusivamente al loro tipo.

Sulle conclusioni pericolose del Montelius si pronunciò contrariamente l'illustre Pigorini, al luogo citato: però le date fondamentali del Montelius, fissate nel suo precedente prospetto, si possono tenere per ferme, e servono di base per fissare date più particolari, entro i periodi intermedî.

Il Montelius aveva studiato a lungo i vari tipi delle fibule già dagli anni 1880-82, in cui pubblicò il libro: Spännen frau brons äldern och ur dem närmast utvecklade former. Typologisk studie nell'Antiquarisk tidskrift för sverige, e l'altro lavoro più accessibile agli studiosi: Les fibules de l'âge du bronze en Italie, nei Materiaux pour l'histoire de l'homme, XI (Tolosa 1880), pag 583.

Un bell'articolo sulle fibule è inserito nel Dictionnaire d'antiquité di Daremberg e Saglio, alla voce: Fibule.

APPENDICE III.
Confronto tra la situla della Certosa e lo scudo d'Achille.

(Ved.tav. 15,21,24 ).

La situla istoriata degli scavi della Certosa non è sola, ma fa parte di una serie di situle a lamina lavorata a sbalzo, di cui parlerò più innanzi.

Per ora ricercandone la provenienza e la diffusione, mi limiterò a studiare la situla di Bologna in sè, tentando di spiegare la sua rappresentazione e le relazioni che presenta con l'arte omerica dello scudo di Achille.

Innanzitutto, malgrado le scoperte dello Schliemann, le verifiche del Dörpfeld e l'opera magistrale dello Helbig sull'epopea omerica, non si può ancòra ricostruire la tecnica dello scudo omerico, e sapere se sia o no in gran parte opera della fantasia di Omero. Dopo le discussioni di carattere negativo del Bursian e del Müller, Clermont-Ganneau, nella Revue critique del 1878, concludeva che i monumenti fenici e di lavorazione a tipo fenicio, quali la coppa di Palestrina, ci suggeriscono la possibilità della ripetizione delle azioni rappresentate in quadri successivi e variati. Il Milchhöfer, però, nel 1833, nel suo bel libro: Die Anfänge der Kunst, mostrò però l'impossibilità che il lavoro dello scudo omerico sia su una lamina a repoussé, ossia a sbalzo, e quindi ci allontana dal confronto di esso con la nostra situla e dalla determinazione di una vera e propria imitazione omerica in quest'ultima.

L'Helbig, nella seconda edizione dell' Homerische Epos (1887, traduz. francese, pag. 415), conclude che lo scudo, nel suo complesso, è l'opera della fantasia poetica, ma che les descriptions des scènes particulières ont souvent été suggérées par des représentations figurées, e bisogna riconoscervi l' intervention du souvenir d'oeuvres grecques, dans lesquelles l'esprit national s'était déjà élévé à une expression individuelle.