Ma quale non fu la sua maraviglia, quando nel risensare si trovò nella sua stanza, nel suo letto; e vide Lamperth seduto al suo fianco; e richiamando in un istante le sue memorie, potè indovinare agevolmente tutte le particolarità della sua sventura.
—Ah! sono ancora vivo, egli disse, sono ancora vivo!... e si riposò con dolore su questa parola.
Egli era sì debole che un istante dopo si pose a piangere e singhiozzare come un fanciullo, esclamando colla voce interrotta dalle lagrime:—Io non morirò più!... Io non potrò più morire!...
Indarno Lamperth si provò a consolarlo: il suo abbattimento era estremo.
—Io morirò di crepacuore, io morirò di angoscia, ripeteva Rosen ad ogni frase del suo amico. E l'altro a soggiungergli:—è il genere di morte più valido dinanzi alla società di assicurazione.
Alcuni giorni dopo Rosen guarito aveva detto a Lamperth:—Andiamo via di qui, non fermiamoci più fino a che non saremo giunti in Italia. E stavano per partire, quando una deputazione del municipio di Melun entrò nella stanza recando a Rosen un indirizzo di quel comune, nel quale lo si ringraziava del soccorso prestato durante l'inondazione, e gli si offriva, come unico compenso degno di tanta abnegazione, la cittadinanza di Melun.
Rosen volle rispondere, ma provò tale un eccesso di sdegno contro la sua fortuna e contro sè stesso, che si sentì soffocare dalla bile; e non potendo reagire e superare la sua emozione, cadde svenuto sopra una sedia.
—Egli è ancora assai debole, disse un membro della deputazione a Lamperth, e questo attestato di onore che ha voluto porgergli la nostra città, lo ha profondamente commosso.
—Sì, disse Lamperth, lo ha commosso molto profondamente.
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