—E a quanto ascendono le rendite di mio padre?

—Ad una somma considerevole, a parecchie centinaia di milioni, escluso l'appannaggio che vi è assegnato dalla nazione, e che viene pagato puntualmente dalle casse dello Stato.

—E ciò non sembra gravoso al mio popolo?

—Vostra Maestà è novizia nell'arte del governare: basterà visitare uno stabilimento pubblico, un ospedale, un asilo, un istituto qualunque, e assegnargli una volta ogni tanto qualche centinaio di franchi sulla vostra cassetta privata, perchè voi siate creduto il più generoso di tutti i monarchi. Nè ciò potrà diminuire i vostri redditi: i tesori di vostro padre sono i più ricchi di quanti ve ne siano nei reami che noi conosciamo.

—I più ricchi?

—Li ammirerete fra poco: vedrete nella sala dei carboncini, un diamante della grossezza di un uovo d'aquila, che è reputato da noi il più prezioso di quanti sieno sulla terra.

Io non potei contenere a questa notizia un sorriso di compiacenza che non isfuggì all'occhio penetrante del mio degno ministro dai denti neri.

—E quali sono, io chiesi, i doveri principali del re, le sue occupazioni pubbliche?... Voi sapete che io non sono stato educato alla Corte e che il governo d'un regno mi giunge alquanto inaspettato.

Il mio ministro sorrise a questa domanda che gli parve improntata d'una ingenuità affatto puerile, e disse; Le occupazioni di Vostra Maestà sono pressochè insussistenti; il consiglio dei vostri ministri s'incarica della politica interna—poichè la politica estera non ci crea combinazioni di molta importanza, stante i rapporti amichevoli che conserviamo colle nazioni vicine: le vostre attribuzioni si ridurranno alla firma dei decreti concepiti dal Consiglio, a mostrarvi al popolo nelle circostanze solenni, a procreare principi del sangue allo Stato, a recitare al presidente di qualche deputazione un discorso di circostanza che vi sarà composto dal vostro segretario particolare; e finalmente a vigilare sull'ordine, sulla varietà, sul buon andamento del vostro harem ciò che costituisce una delle vostre attribuzioni esclusive.

—Spero, io dissi, di soddisfare a tutti questi mandati, e all'ultimo in ispecial modo, con quello zelo che varrà a meritarmi la simpatia e la gratitudine del mio popolo.