—Mai.

—Voi le amereste.

—E via, diss'io abbracciandola, non pensate a queste cose.

—Una scena di gelosia, a quest'ora, ruminava intanto tra me stesso; e vedendo che Opala aveva gli occhi inumiditi di lacrime, pensai di dare una diversione più lieta al nostro discorso. Ma non trovava argomento di una diversione che tornasse anche acconcia a' miei disegni. Cambiai argomentazioni di sbalzo.

—Che occhi furbi che avete, le dissi affissandola con aria che stava tra l'ammirazione e l'insolenza.

—Non è vero.

—Sì, è vero, avete degli occhi meravigliosi veramente! E che capelli! Lasciatemi toccare.... che trecce piene, abbondanti! Ma non avete freddo ai vostri piedini, così, con quelle pianelle sì trasparenti?

—No.

—È impossibile. Che piccoli piedi! scommetto che sono più brevi della mia mano. Vediamo, lasciatemi misurare.

—Ecco.