Sulla piazza di questa chiesa, sotto un portico di recente innalzato ogni giovedì è convegno di contadini, a farvi un operoso mercato di commestibili e mercerie. Una strada piana, attraverso ora a campagne fertili, ora a sterili lande, ora alla carice del lago d'Alserio va a sboccare nella strada principale che conduce da Pontenuovo ad Erba.
Oh clivi d'Erba! oh piani! — Oh lusinghiero
Di natura l'aspetto ed il sorriso!
Oh de' colli lombardi aere sincero!
Chi dettava questi versi è un giovane caldo d'amor del bello e questi ripetiamo noi pure alla vista della prospettica Erba. Questa terra s'altra mai considerevole, si presenta a guisa d'anfiteatro rivolta a mezzodì piegando in una curva dalla parte di ponente ove termina in un ferace vigneto con un delizioso casino di campagna, sul ridente poggio ricco di gelsi ove un tempo s'ergeva tremendo castello.
Il signor Valaperta proprietario di questa delizia raccolse le acque del torrente Bocogna, che si perdevano inutilmente pel sottoposto erbito Pravalle e le ridusse a servire ad una grandiosa filanda ed all'unito filatojo. Il torrente di là precipita a Mevate, terra di poco felice prospetto, ma abbellita di fresco dalla casa campestre, dalla filanda e dal vasto giardino Biraghi. Qui esistono un antico fresco rappresentante i santi Rocco e Sebastiano colla Vergine in gloria; più che mediocre lavoro del 1490, fatto da Andrea Gentilino, come vi sta scritto, 1490 die 14 septembris magister petrus de petris de Sirtur f. f. hoc opus; Andreas filius magistri Zentilini pinxit.
Sulle ruine del soppresso convento dei Riformati di Santa Maria degli Angioli l'avvocato Rocco Marliani, consigliere d'Appello, innalzò la sontuosa Villa, che dal nome della sposa chiamò Amalia, di cui diede il disegno l'architetto Leopoldo Polak. Nel cortile una lapide dice:
ROCHUS PETRI FIL. MARLIANUS
DOMO MEDIOLANO
COENOBI VETERIS OPERIBUS A SOLO AMPLIATIS
VILLAM EXTRUXIT ORNAVIT
AMALIAM
EX CONJUGIS KARISSIMÆ NOMINE APPELLANDAM
ANNO 1801[24].
Rispondono dirimpetto a questa iscrizione i quattro versi d'Orazio
Hoc erat in votis: modus agri non ita magnus