Questo lago in appresso, per qualche fenomeno della natura, scomparve e lasciò un terreno infecondo, che ben presto fu in gran parte ridotto a coltura, in gran parte rimase sterile per molti anni, poi migliorò, parte non fu ancora guadagnato all'agricoltura. Avanzo di questo vasto lago sono i tre bacini d'Annone, di Pusiano, d'Alserio, forse anche quello più discosto di Montorfano, e le lande infeconde che sono frapposte a questi laghi coperte solo d'erica, di cannuccie e di larice. Queste da alcuni anni furono assai diminuite; e principalmente la brughiera paludosa di Sirone, che venne posta a coltura dal curato Berretta di Sirone. Tra i laghi d'Annone e Pusiano trovi una delle più estese torbiere del Milanese, che secondo le misure d'Ermenegildo Pino (1785) occupa una vastità di 950 pertiche superficiali (621794 metri quadrati). Altre torbiere furono scoperte presso Monguzzo ed Alserio, e pare probabile che in altri siti di questi paludosi terreni esista tal combustibile, che potrebbe tornar vantaggiosissimo a risparmio della legna. Questi tre laghetti sono ricchi di pesci fra cui abbondano specialmente le anguille (murena anguilla), i lucci (esox lucius), le tenche (ciprinus tinca), i barbi (ciprinus barbus), le arborelle (ciprinus albor), le scardorelle (ciprinus brama), i carpani (ciprinus carpio). Il monte di San Fermo contiene molti corpi organici marini od ammoniti misti a qualche rara venere.

Presso Nobile, al luogo detto le fornaci, sul pendìo orientale d'un poggio che tira dal nord al sud si stende un letto d'argilla alto 12 a 13 piedi, sotto 3 o 4 di terra vegetale. Ha quest'argilla la facoltà d'impastarsi coll'acqua, masticata sotto i denti fa sentire qualche parte silicea; appena estratta dalla terra ha un color piombino, asciugandosi diventa grigio-chiara, cotta nel forno è bianco-incarnata. Con questa argilla mischiata colla argilla gialla si formano i mattoni marmorati. Ma avendo tale specie d'argilla la facoltà d'assorbire facilmente l'umidità atmosferica e di fiorire, ne viene che le tegole fatte di essa sono di breve durata.

L'illustre ingegnere signor Giuseppe Bruschetti vedrebbe utile alla navigazione interna del Milanese l'aprire «anche un canale da Malgrate al lago di Civate o d'Oggiono abbassando questo lago e facendo cambiar corso allo scaricatore del medesimo. Da questo lago poi attraversando un'altura, e dirigendosi verso Molteno, si troverebbe un colatore detto la Bevera, che scarica le acque nel fiume Lambro, il quale attraversa tutta la Brianza e si dirige a Monza. Continuando la navigazione di questo canale si avrebbe la comunicazione col naviglio Martesana poco prima di Crescenzago, ove il detto fiume Lambro entra e sorte dal naviglio medesimo[23]».

Proseguendo intorno al lago prendiamo a Pontenuovo la diritta in un ampio stradone ascendente, e costeggiando la destra del Lambro contenuto fra due vigorosi comprensorii, giungiamo al Ponte della Malpensata, ove entriamo ancora nella strada provinciale da Lecco a Como. Per essa piegando verso occidente dopo poco cammino eccoci a Villincino a cui si penetra per una porta di non antica costruzione.

Quali siano le più comuni opinioni sul poco discosto Incino (antico Liciniforo), ci venne detto nei cenni storici preposti a questo lavoro. Attestano la sua passata grandezza molte lapidi e monete, avanzi d'un'età trascorsa, che furono dissotterrate, fra cui basti riferire le due seguenti:

1.

HERCULI
C. METILIUS
SECUNDUS
V. S. L. M.

2.

I O M
COESIA. P. F
MAXIMA
SACERDOS
DIVÆ MATIDIÆ

La chiesa d'Incino vuol essere veduta per la importanza delle sue antiche grandezze; fu capo d'una vasta pieve, ed ebbe una collegiata di ventiquattro canonici fino a' tempi di San Carlo Borromeo, che nel 1565 trasportò e la plebania e la collegiata, per indisciplina, alla chiesa di Villincino.