CAPITOLO OTTAVO. DA ERBA A PAINA.
Soldo. — Orsenigo. — Alzate. — Verzago. — Torrenti Lubiana, Terrò, Lobbia. — Fecchio. — Cantù. — Galliano. — Intimiano. — Vighizzolo. — Figino. — Novedrate. — Carimate. — Mariano. — Cabiate. — Meda. — Lurago. — Lambrugo. — Inverigo. — Cremnago. — Villa Romanò. — Romanò. — Bigonzo. — Arosio. — Giussano. — Robiano. — Verano. — Agliate. — Carate. — Grotta di Realdino. — Paina.
Due linee di strada, che partendo da Erba vanno a riunirsi ancora a Paina, costituiscono una specie di triangolo, un lato del quale è formato dalla striscia che da Erba corre a Cantù, l'altro da quella che unisce Cantù con Paina, il terzo, che sarebbe l'ipotenusa, da un'altra striscia che va a dirittura da quest'ultima terra infino ad Erba. Noi seguiremo tale configurazione per parlare de' paesi che si trovano sulla sinistra del Lambro.
Partito da Erba e superato Paravicino e Carcano eccoci sotto al magnifico Soldo, poggio di rara bellezza, a cui si ascende per un'agevolissima via.
L'estensione dell'orizzonte, non chiuso che da altissime montagne, le comode stradicciuole, i variatissimi filari di vite, i giardini inglesi, i boschetti, le ombrose alee, i paretai (bressanell) danno a questa collina una squisita amenità. L'attuale proprietario D. Giacomo Appiani d'Aragona, vi fece erigere una semplice abitazione campestre, secondo il disegno del distintissimo Moraglia, a cui sta vicina una bellissima cappella, ed il casolare del giardiniere, dipinto a guisa di castello dal tanto rinomato Alessandro Sanquirico. Questo delizioso soggiorno non era, buon tempo fa, che un'aspra eminenza, coperta d'annose piante, che impedivano di godere le tante bellezze di cui le era stata liberale la natura.
Orsenigo, villaggio acclive, ha sulla piazza della chiesa la bella casa Carcano, architettata di recente dal Moraglia. Proseguendo per la via grossa giungiamo ad Alzate, pittoresco paesello, alquanto rialzato, ove l'austero antico è frammisto ad un ridente moderno; allato al vecchio castello, reliquia forse di romana potenza, sorge il palazzo Clerici, chiamato di fresco a forma più nuova ed abbellito d'un vasto giardino. L'antica costruzione puoi vederla anche nella delizia e nell'ameno giardino Odescalchi. Sulla piazza della parrocchiale di San Pietro posta a settentrione del paese sorge un cippo di Minerva, ora convertito in un piccolo monumento ad onore del Principe degli Apostoli. Un'iscrizione appostavi dice:
MINERVÆ
V. S. L. M.
VITALIO
MAXIMI FILIUS
Da qui spingendo lo sguardo a nord-ovest appare di fronte la villa Giovio di Verzago, distinta al boschetto dei pini che le sorge davanti.
Subito dopo Alzate la strada diviene faticosa, ripida, attraversa la roggia Lubiana ed i torrenti Terrò e Robbia, che bagnano un terreno tutto variato di colline, d'altipiani, fin che arriva a Fecchio, popolato casale frammezzo a numerosi cascinotti, e case isolate, a cui succede il poco discosto borgo di Cantù.
Non è chi al primo affacciarsi a questa ultima terra non s'accorga tosto della sua antichità, tanti segni tuttora conserva d'una passata grandezza. Cantù di fatti guerreggiò nei tempi municipali coi rivali Comaschi; fu la seconda capitale della Martesana e anche oggi è borgo assai considerevole. Duole però che l'interno del paese mal risponda al numero della sua popolazione ed all'importanza delle sue manifatture, alcune vie e viuzze ripide e sassose; una piazza vasta, ma irregolare e pendente, chiese di poca considerazione. Vogliono però essere veduti i palazzi Archinto e Salterio, già dei Pietrasanta. I suoi abitanti sono attivi; la maggior parte agricoli, il resto artieri; le donne si occupano di preferenza a far de' merletti, gli uomini brocchette di ferro, che vanno per tutta Lombardia ed anche nella Toscana, nella Svizzera, nel Parmigiano e nel Piemonte; i merletti hanno una maggiore estensione di commercio.