Nè qui sta tutto il bello di questa villa, chè degnissima di ogni riguardo è la gotica torre che sorge superba d'essere uscita dalla mente dell'esimio pittore ed architetto Pelagio Palagi.

Nella vasta sala delle armerie, entro la torre, sono stimatissime le vetriere colorate, venute qui, secondo la fama, da un convento di Svizzera. Su l'uno tu scorgi un apostolo nell'alto di levar la mano armata del brando, sull'altro si presenta San Benedetto che sostiene colla destra un libro aperto ad una pagina, che dice Silentium; nel terzo la Vergine trionfante fra cori d'angeli, San Carlo e Sant'Ambrogio, e questo è molto pregevole, con la data del 1689. Gesù all'orto è il soggetto rappresentato nel quarto; il miracolo d'un Santo prestò l'argomento al quinto che fu eseguito nel 1683 e porta il pregio su tutti gli altri. Il monumento di Diego Raminez De Guzman, colla data del 1528, fu qui, son pochi anni, trasferito dalla chiesa delle Grazie in Milano. L'edera e il semprevivo che serpeggiano sull'edificio ne ravvivano potentemente la bellezza, e parlano all'anima, come tutto quello che ci trasporta fra le idee del passato; e là siedi sotto la pioggia dei rami cadenti del salice che s'inchina sul sottoposto laghetto e canta coll'affettuoso Pindemonte:

Melanconia

Ninfa gentile,

La vita mia

Consacro a te.

I tuoi piaceri

Chi tiene a vile

Ai piacer veri

Nato non è.