Vicino ad Introbbio è una delle più belle cascate, e vien chiamata il Paradiso dei cani. Le acque della Troggia cadono in angusto canale che l'acqua ha formato nel duro sasso, indi giunte ad un terzo dell'altezza sono ripercosse dallo sporgente scoglio, onde a rivi ed a spruzzi giù per l'altissimo precipizio piombano rumoreggiando in profondo bacino, di guisa che quando sono abbondanti le acque mandano gli spruzzi fino al ponte della strada maestra. Peccato che da questo luogo non si possa vedere tutta la cascata, perchè un fianco di monte ne sconde la miglior parte! Discreta cascata è anche quella dello Sprizzotolo presso il ponte di Chiuso.
Da Introbbio partonsi due strade, una asprissima che conduce nelle bergamasche valli Torta ed Averara, l'altra più comoda che s'addentra nella valle di Troggia. Se ti diletti di botanica, di mineralogia o d'insettologia, o se ti piace posar su vette dominatrici di lontani paesi, non t'incresca farvi una gita. Per questa valle passarono molti eserciti e vi passò coi suoi Svizzeri il cardinal di Sion, che vi fu svaligiato da alcuni uomini di Barsio, Crandola e Vegno. Prima frammezzo al solitario silenzio di selve castanili, poi fra due montagne dipinte di sublime orrore giungi al pittoresco casale della Scala, ov'è il pegherolo, grossissimo pino che conta forse 15 secoli d'esistenza, e sempre secondando la Troggia, che di varie cascatelle s'adorna, arrivi alla Bocca di Biandino, ove alquanto si allarga la valle in bella veduta. Dall'una parte s'incurva ad anfiteatro una pascolosa montagna, dall'altra per singolar contrasto s'innalza un erto monte di cupi boschi di larice e di betulle, in mezzo alla pianura una chiesuola e numerose bande di mandriani, la Troggia che scorre tortuosamente e nel fondo della scena l'altissimo Pizzo dei Tre Signori, così chiamato perchè serviva a marcare i confini del ducato di Milano colla Veneta repubblica e coi Grigioni. Questi luoghi nutrono mille specie di rarissime piante tintoriali e farmaceutiche, la campanula Rainerii e rotondifolia, l'hicracium intybaceum e fallax, la draba aizoides, la saxifraga stellaris, il sedum saxatile, il peucedanum officinale, il ligusticum austriacum, il seseli montanum e moltissime varietà di genziana. Non lontano è il pescoso Lago di Sasso ed il castello Reino, sulle cui rovine saltellano i camosci. Qui, e principalmente nel vicino Varrone, il monte più fecondo di ferro, da molti secoli, e forse fino dai tempi di Roma, si va escavando la miniera di questo metallo. Per un intero giorno puoi aggirarti per entro le buje viscere del monte e non basta a vederne tutti i cunicoli. Di qui o si scende nella valle del Bitto indi si va a Morbegno, oppure si viene a Premana.
Da Introbbio la strada provinciale mette a Pessina lasciando a dritta Vimogno rinomato per la frutta e poi le misere terre di Barcone e Gero.
Vedi tu quel largo dosso di sassi e ghiara, che dalle falde del franato monte si protende fin presso le rive della Pioverna? Quella è la tomba di 115 uomini, che sotto le proprie case ancor viventi con 400 bestie nel 1762 furono indistintamente sepolti. Pel gonfiamento delle acque sotterranee rilasciossi il terreno e via trascorse seco trascinando il paese di Gero, che si sfasciò quando giunse sul piano della Pioverna. A Barcone passava l'autunno il famoso medico conte Francesco Roncalli Parolino.
Pessina, che ha una miniera di rame, era il sobborgo di Primaluna, quando questa terra cinta da valide mura con sette porte ed un castello che la dominava era la residenza dei Torriani. Tranne la casa ora abbellita dal signor avvocato Torriani, non trovi un monumento, una lapide che ricordi i loro nomi; ma quasi sopra ogni porta vedrai scolpiti la torre, e il leone rampante, insegna dei Torriani e della valle. La chiesa prepositurale di Primaluna fin dal 1231 era collegiata ed aveva sotto di sè 27 chiese, fra cui quelle di Valtaleggio e valle Averara, che per un editto della repubblica Veneta furono unite alla diocesi di Bergamo nel 1788. Qui risiedeva un vicario dell'arcivescovo per render ragione al clero della valle e nel secolo XV. vi si teneva un mercato ebdomadario. Vi ebbero culla l'astrologo matematico e filosofo Filippo Cattaneo Torriano e Maffeo Cattaneo Torriano, detto il Paladino, prode capitano di eserciti.
A Cortabbio nel 1756 ritrovossi una preziosa lapide cristiana appartenente al 425, che fu diffusamente illustrata dal Roncalli Parolino. Essa dice:
B. M.
HIC REQUIESCIT
IN PACE FLORA
QUÆ VIXIT IN SECULO
ANNOS PLUS MINUS XXX
CESSIT SUB DIE XV
KAL APRILIS POST
CONS. CASTINI
V. C.
La Pioverna, che licenziosamente gli scorre ai piedi, gli ha involato un terzo delle case e metà della campagna, e minaccia altri disastri se con pronte misure non vi si provvede. Dicontro drizza la gigantesca fronte la nuda Grigna alta sopra il livello del mare metri 2422. Su quelle vette si trovano lumachelle e marmo occhiadino con corpi marini e vi sono vaste ghiacciaje contemporanee al monte, le quali forse danno origine al Fiume Latte, che nasce dalla parte opposta vicino a Varenna. Questi ghiacci talvolta si spezzano ed allora menano un fragore tale, che tutta la valle ne rintrona.
Seguendo la strada a dritta fra l'ombra dilettevole di silenziosi castagni, oppure traversando le Gere e passando per Prato San Pietro, ove sono indizj di miniere di ferro, di rame e di piombo argentifero, arrivi egualmente a Cortenuova.
Posto a bacìo del monte, poco sole gode nell'inverno il paese di Cortenuova, ma fresca vi è la temperatura anche nel più cocente luglio;