Ballisio al principio della valle (forse da Vallis initium) sta tutto in un'osteria ed in un oratorio. Nelle sue vicinanze, attissime alla caccia, nasce la Pioverna, che libera percorre la valle del suo nome e si congiunge al Lario dopo aver formato l'Orrido di Bellano. Qui apresi spaziosa la valle in ameno anfiteatro circondato da alte montagne e la vista gradevolmente si stende in verdi praterie vagamente ammantate di boschetti e di sparsi casolari.

La strada provinciale segue il rapido corso della Pioverna e per incolti pascoli comunali conduce al Ponte di Chiuso e quindi ad Introbbio. Ma piegando a dritta arrivi a Maggio, villaggio di rustiche casupole poste qua e là per un'amena prateria dolcemente inclinata ed abitata da soli mandriani, che fanno eccellenti stracchini. Bella è la sagra che qui si tiene sul principio di settembre, ove quei montanari al suono delle cornamuse e delle rusticali zampogne accompagnato da popolari canzoni menano carole sull'erboso clivo.

Ascendendo pel monte si va a Mezzacca (Mediaqua) ed alla Colmine (Culmen), ove si rinvengono bei cristalli di rocca e si vedon gli avanzi di un forte che sedeva a cavalcione della Valsassina e della Valbrembana. Di là si passa a Vedeseta, principio della Valtaleggio e dipendente dalla chiesa prepositurale di Primaluna, e quindi alle acque termali di San Pellegrino. Ma tornando in Valsassina si viene a Moggio, Concenedo, Cassina, nei cui territorj si cavarono miniere di ferro e di piombo, ed a Cremeno.

Antico e già più considerevol villaggio fu Cremeno molto dilaniato dai Guelfi e Ghibellini, nomi di funesta ricordanza a tutta l'Italia. Nella chiesa di San Giorgio, che è una delle più antiche parrocchiali della valle, vorrai vedere la più grande e meno danneggiata pittura del Borgognone. «Il piegar delle vesti ornate di ricami d'oro improntati sul dipinto, qualche secchezza di contorni, l'esilità delle mani ricordano l'antica maniera, ma i volti sono tali, che fecero risguardare questo quadro per opera di Bernardino Luino. Coll'atto di osservarlo attentamente lessi a chiare note A. Borgognonus F. Anno MDXXXV.» (Ticozzi). Ora non si vede che l'anno ed è peccato che non si pensi a collocarla in miglior situazione e a garentirla dalle ingiurie del tempo. Nella peste del 1630 un Gian Ambrogio Arrigoni delegato della sanità per la Valsassina fece qui tanagliare e squartare alcuni suoi nemici accusandoli di untori.

Tra Cremeno e Barsio sopra un colle, d'onde si gode giocondissima veduta, una beata Guarisca Arrigoni nel 1408 eresse una chiesuola ed un ospitale detto Cantello pei pellegrini che andavano in Terra Santa, cangiato poi in convento di monache Agostiniane e distrutto dopo di aver servito di ricovero ai petecchiosi del 1817.

Barsio è il più bello ed allegro paese della valle. L'antica chiesa di San Giovanni, che nel 1288 era canonica, possiede un buon quadro creduto del Montalto. Quivi nacquero varj letterati distinti, fra cui il barnabita Giovenale Sacchi, che scrisse molte erudite opere sulla musica ed a cui la città di Bologna eresse un monumento, e la poetessa Francesca Manzoni, che morendo di 33 anni lasciava alcuni drammi ed una tragedia. Alla metà di settembre vi si tiene un mercato di bestiami e di squisitissimi formaggi del paese. Ultimamente a spese comunali si aprì una comodissima via carreggiabile che dal paese mette alla strada provinciale. Vogliano gli altri comuni imitare sì bell'esempio e più di essi lo voglia il pubblico erario! Lungo la strada che mette ad Introbbio recentemente migliorata incontri la Bobbia, meraviglioso torrente che nell'estate impetuosamente sgorga da una caverna e nell'inverno esce più abbasso da un'altra. Più avanti trovi una bella cava di marmo nero finissimo, che somiglia il luculleo degli antichi.

Quasi dicontro a Barsio ed alla sinistra della Pioverna giace il popoloso Pasturo, supposta patria di Agnese nei Promessi Sposi e patria reale di Stefano Ticozzi, uomo che alla vastità delle cognizioni ed al finissimo gusto nelle arti belle univa molte doti del cuore. È villaggio di annerite case, ma la sua allegra situazione invita spesso a ricrearvisi i signori della valle. I vasti alpigiani provveduti di forse 400 cascine o baite, come qui le chiamano, somministrano abbondante pascolo a grosse bergamine, da cui si ricavano buonissimi stracchini. Nelle vicinanze trovansi arene da far cristalli, buone argille talvolta a pire, miniere di ferro spatico ed ocraceo, di piombo e d'argento ora abbandonate.

Poco discosto è Bajedo ignobile casale, ma pur noto nella storia dell'età di mezzo per l'inespugnabile sua rôcca, di cui rimangono pochi avanzi. Giaceva essa su quell'erto colle che si protende a serrare la valle in luogo fortissimo per natura e reso più forte dall'arte. Fu forse eretta dai Romani per chiudere il passo alle nordiche nazioni, che per la Valsassina scendevano nell'Insubria. Fervendo le guerre tra i Veneziani e Francesco Sforza, questo castello tenuto dai primi fu l'ultimo a cedere all'armi vittoriose del Duca, e quando Lodovico il Moro ed i Francesi si disputavano il dominio del ducato di Milano, un Simone Arrigoni astutamente levò dal forte il presidio sforzesco e se ne fece padrone; ma a lui fu poi colla stessa arte ritolto dai Francesi, i quali, ogni genere di scelleraggini esercitando, mossero a sdegno gli abitanti, che nel 1513 ne smantellarono le mura.

Dalla cresta del monte scendevano le muraglie della rôcca fino al Ponte di Chiuso, ove talmente si ristringe la valle che appena lascia posto al letto del fiume, e qui pure una fortezza ne chiudeva il passo, per cui Chiuso si disse.

Introbbio (Introbium), capo-luogo della valle, situato fra i torrenti Acquaduro, Troggia e Pioverna, è paese antichissimo forse fondato dagli Orobj. È fama che nella più remota antichità sorgesse più in alto al luogo chiamato oggi la Pezza e che rovinasse per una frana distaccatasi dal monte. Nel 1493 un Alione ne riscuoteva le decime e al tempo che lo dominava Gian Giacomo De Medici il suo castello, di cui ora si ammira la capace torre, ebbe a sostenere varj assalti dai Grigioni, ma fu valorosamente difeso dai terrazzani. Nel 1635 il duca di Rohan, general francese, volendo tentare un'escursione nel Milanese, venne ad Introbbio e distrusse tutte le fucine dei projetti guerreschi, che qui si fondevano a favor degli Spagnuoli. La pretura, la commissaria, il collegio dei notari della Valsassina, le fucine e i forni di ferro e varie ricche famiglie rendevano per l'addietro assai vivo e commerciante questo luogo, e Paris Cattaneo Della Torre nel 1571 scriveva: «si trattano in questa terra assai mercantie di ferro, di panno, di grassine, di bestiami, di biade, di vini et altre cose, in modo, che per le mercantie et per la corte del Podestà vi è sempre gran concorso di popolo come se si fosse in una città». Cessarono i forni, la pretura fu trasferita a Bellano, cioè portata dal centro al cerchio della valle, ed oggi solo vi risiede il commissario politico. Di bell'ornamento al paese saranno le cappelle che sta dipingendo il valente Ambrogio Ticozzi figlio dell'illustre Stefano. Qui nacquero lo scultor plastico Carlo Antonio Tantardini, che primo tentò ricondurre sul diritto sentiero la scultura da gran tempo traviata; Leone Arrigoni ambasciatore del Medeghino presso il Papa, i Veneziani e il Duca di Milano; e Marco Antonio Brugora pittore del sedicesimo secolo. Antica è la fiera di San Michele, ove si vendono bestiami e merci.