BREVI NOTIZIE STORICHE DELLA BRIANZA.

Non parmi sconveniente riportare alcuni brevi cenni storici dei paesi fra cui stiamo per fare una piacevole gita, cominciando dalle memorie più antiche, e discendendo fino ai nostri giorni, col compendiare quel che si dice con maggiore abbondanza ed ampiezza nelle Vicende della Brianza e dei paesi circonvicini.

La Brianza, il Piano d'Erba, il distretto di Cantù, il territorio di Lecco, le Valli Assîna e Sâssina furono abitate a immemorabile dagli Orobj, i quali, secondo la tradizione, fondarono la città di Barra sull'altura, che conservò poi sempre il nome di Monte Baro, in vicinanza di Lecco. Questi cedettero agli Umbri, nazione celtica, i quali vennero del pari sgombrati dagli Etruschi, che tagliando le selve, incanalando le acque, promovendo l'agricoltura tolsero ai nostri paesi l'aspetto selvaggio fino allora conservato.

Circa quattro secoli avanti Cristo, i Galli guidati da Bolleveso, superarono gli Etruschi; si fermarono nelle nostre terre, scompartiti probabilmente in due regioni, a capo delle quali erano Brenna, nel distretto di Cantù, e Brenno in quello di Erba. Ma tutti questi popoli oltremontani dovettero piegarsi alle armi di Roma, che ridussero la Brianza a provincia romana e vi fondarono, secondo l'opinione d'alcuni, Liciniforo rispondente all'odierno Villincino. Da servi diventammo anche noi cittadini romani, dopo che aiutammo Giulio Cesare reduce dalle Gallie a portar le armi contro la sua città. Incredibile ambizione!

Sorto il cristianesimo rifulse tosto anche fra noi la luce della verità. Beverate, frazione di Brivio, diede in San Sempliciano il successore di Sant'Ambrogio nella sede metropolitana; Cassago fu il luogo ove Sant'Agostino stette preparandosi al battesimo. Alcune chiese nostre ricordano quei primi tempi e principalmente i battisteri di Galliano, di Mariano, di Barzanò, che durano tuttora, e quel d'Oggiono che fu ridotto ad uso di sagrestia.

Nelle invasioni settentrionali, Unni, Goti si contesero le nostre terre; i primi furono dai secondi respinti, ma poi anche questi vennero cacciati dai Greci per istanza del nostro San Dazio d'Agliate, vescovo milanese. Finalmente i Longobardi ci sottomisero, inalzando fra noi molti monumenti della loro dominazione i quali si additano ancora senza però che si abbiano validi argomenti per comprovare la verità di questa credenza.

Tali sarebbero la chiesa di San Pietro sul monte di Civate, il San Michele sul Montebaro, il prosciugamento delle paludi di Rovagnate, le torri di Carate e Perledo e il monastero di Cremella. A questi aggiungi, il più magnifico di tutti, la cattedrale di Monza.

Divenimmo poi francesi con Carlo Magno, italiani ancora con Berengario, finalmente tedeschi con Ottone I. di Germania. Questi periodi sono per la nostra storia affatto tenebrosi.

Ed eccoti ai tempi feudali, in cui la Brianza costituì la più gran parte del contado rurale della Martesana, di cui era capo Vimercate.

Altri contadi erano pure Lecco e il suo territorio, Limonta e Civenna, a capo del quale rimasero gli abati di Sant'Ambrogio fino al 1796. Abbiamo statuti di questi due contadi, di quello della Martesana nessuno.