L'aere per ogni loco
De' varj atomi irraggia,
Che con soavi e cari
Sensi pungon le nari.
Un rettifilo di via separa la Santa da Arcore terra lusinghiera pel ridente prospetto delle sue case, dove troverai un'antica chiesa ruinata[10], ed una nuova degna di visita, e i palazzi d'Adda e Giulini, due dei molti di cui vedrai prodigiosa ricchezza nelle terre di Brianza.
Ai quali Giulini toccò per eredità materna il principesco palazzo Belgiojoso del vicino Velate con sì estesi poderi, che li rendono i più facoltosi signori di quei contorni e d'un buon tratto di paese all'incirca.
In questo palazzo ti tornerà piacevole vedere i freschi onde Vitale Sala abbelliva la sua natale Brianza, che doveva vantarlo fra i suoi primi ornamenti, ma perderlo quando aspettava la conferma delle grandi speranze concepite.
Gian Paolo Osio d'Usmate, quel desso che Manzoni condannò nei Promessi Sposi ad un'obbrobriosa celebranza sotto il nome d'Egidio, il seduttore dell'incauta Geltrude, gittò in un pozzo di Velate la monaca Benedetta Felicia Omati che avea trafugata dal convento di Santa Margherita di Monza, dopo averle fracassate le tempie con molte scalciate d'archibuso, onde, sebben cavata fuori, pochissimi giorni dopo ne morì. L'Osio caricato di questi e d'assai altri delitti fu messo al bando, confiscati i suoi beni, rasa dalle fondamenta la sua casa in Monza. Salvatosi presso un amico, sperando aver bene, vi trovò quel fine a cui riescono il più delle volte questi ribaldi; in luogo di protezione e salvezza ebbe dall'amico tradimento e morte.
Rimettendoti sulla strada postale di fronte a Velate avrai Usmate, patria di Guidotto, che fu console dei nobili milanesi nel 1100, quando questi per un trionfo della parte plebea avevano dovuto abbandonare la città portando nell'esiglio il feroce desiderio della vendetta e del sangue. Passando per di qui osserverai il palazzo Ali-Ponzoni col suo giardino, e il buon fresco della Vergine con San Giovanni Battista e Santa Margherita nella chiesa parrocchiale.
Se ti venisse vaghezza di uscire dalla via principale, giunto che tu sii ad Arcore, potresti piegare a destra e per una via tagliata attraverso a fertili campagne recarti ad Oreno, indi a Vimercate, terra d'antica apparenza, ricchissima di memorie, feudo già dei De-Capitani, poi dei Secco-Borella, finalmente dei Trotti, per aver la contessa Giulia Borelli maritata Trotti riportata la vittoria contro il fisco e mantenuto l'imperio misto a favore del senatore Trotti suo figlio. Tanto ci è detto anche nella quasi inintelligibile iscrizione imbiancata sulla piazza della chiesa principale. Ogni ingresso nel borgo presenta un aspetto di passata grandezza, con segni evidenti d'antichità. La chiesa della Madonna, di architettura barocca, è grande, ricca e decorata d'un bel pallio d'argento cesellato; la chiesa di Santo Stefano del secolo XIII. mostra sulla sua tazza logori freschi di merito non comune, ed ai suoi fianchi una torre del 1261. Il palazzo e giardino De-Pedris ponno intrattenere per qualche mezz'ora piacevole il viaggiatore, che indarno però ricercherebbe qui il sorriso di molte altre terre briantee; non pendici di soave declino, non azzurri laghetti, non serie di palazzi, non continuo passaggio. Il suo collegio convitto, attraverso a varie vicende non sempre favorevoli, pervenne sino a noi e sussiste tuttora. Vimercate fu capo della Martesana nei tempi feudali, municipali e ducali; venuti gli Spagnuoli vi posero un vicario togato della Martesana che si eleggeva ogni tre anni, potendo però essere subito confermato. Francesco Sforza nel giardino di casa Corio, in Vimercate, dopo aver ridotta la città di Milano alle più strazianti miserie dell'assedio, per la smania di dominio, sottoscrisse ai 29 febbrajo 1450 i capitoli che lo dichiaravano successore dei Visconti. Nei tempi delle contese popolari e patrizie qui si distinsero i Rustici ed i Melosi che, cercando il vantaggio privato, cagionavano la ruina della patria.