Spettacol di natura,
Le piaghe mie deh cura,
Rendi me stesso a me;
Tornami in pace agli uomini,
M'insegna obblio, perdono;
Di' che follia non sono
Onor, giustizia e fe.
Da Brivio è poco discosto Arlate, ove è ad osservare la cava della moléra, arenaria disposta a strati pressochè verticali colla direzione da sud-est a nord ovest, mista con arenaria schistosa e turchiniccia, carica di mica, con roccia grigiastra venata di spato calcareo. Questo sasso posto in un acido produce sulle prime un vivo ribollimento, indi, quando la parte calcaria è distrutta, si riduce il resto facilmente in piccoli grani silicei. A ridosso della Moléra sorge il visitato santuario della Madonna del Bosco; una chiesa di forma ottangolare, del 1644 a mezza costa del monte velata dai castani, sotto a cui è una confessione (scurolo) del 1632, dove un'acqua di virtù prodigiose, e entrovi una ferriata, un bosco, una compagnia di pastori, di mandre ed agnelle intagliate in legno, un castano coi frutti fuor di stagione maturi, e suvvi la Vergine comparsa ad una povera madre che si tapina alla vista del suo amato bambino fatto preda del lupo! La fiera al cenno della gran Donna del cielo depone ubbidiente la preda e scompare. La riconoscenza di questa grazia diede poi motivo all'erezione dello scurolo e più tardi della chiesa, e perchè fosse pubblicamente attestato il prodigio venne scritta sulla grigia parete la povera iscrizione:
1617
DI MAGGIO IL NONO
L'ANNO DIECI SETTE
VIDDERO QUI MARIA
ANIME ELETTE
Gruccie, bende, voti e tavolette appese alle muraglie interne della chiesa e della confessione, cento nomi scritti sulle pareti fanno fede della divozione e dei continui pellegrinaggi a questo santuario a cui mette oggi una comoda salita fatta a spese del conte Cesare di Castelbarco, che succeduto per eredità nei possedimenti di casa Landriani, abbellì di recente anche il vicino paesello d'Imbersago a sud-est di Arlate con un vasto parco, il quale appena cede a quell'altro suo di Vaprio. Qui più favorito della natura seppe racchiudervi una falda di monte ben diversa dei tanti mucchietti di talpa a cui si dà il pomposo titolo di montagnette in tanti altri giardini; fiumicelli di assai maggiore bellezza che certi neghittosi rigagnoli; la veduta d'un vasto fiume, d'una valle sottoposta, d'un'aspra montagna di fronte, d'un'altra più amena e più verdeggiante alle spalle. È piccolo, ma elegante anche l'oratorio a piedi del parco. Del castello d'Imbersago rimangono alcune vestigia a sinistra dell'oratorio di San Paolo, da cui un'ampia via declinante mette al porto dell'Adda, fatto costruire dai Landriani. Presso gli avanzi d'un antico forno di calce vedi ancora una roccia calcare compatta, di grana fina terrosa, grigio-turchina, venata di bianco spato calcareo, e attraversata da sottili strati di antracite. Varia dal calcario di Arlate in ciò che posta in un acido si scioglie senza lasciar veruna reliquia. È frammista di due carbonati calcario uno di colore oscuro, l'altro grigio, che sciolto nell'acido nitrico depone molta terra silicea. La parrocchiale di Imbersago è al montuoso San Marcellino che ha il titolo d'arcipretura, per una concessione del secolo scorso. La strada maggiore che procede sempre a sud-est ti guiderà a Paderno per facili declivi, ameni torniquets, e fra una sempre piacevole corona di collinette, mentre noi ripetendo la già fatta via ritorneremo alla nostra seconda stazione di Brivio.