Grami augelletti che calâr, siccome
Fallì il cibo dai lor gioghi nativi,
Volan fra i rami e cader fanno al lieve
Tocco in minuta polvere la neve.
Quanti effetti di luce svariati, quanti greppi nudi, alternati con pascoli verdeggianti, e fornaci ardenti che rompono l'oscurità della notte, e l'andar e il redire d'innumere navicelle, e canti di pescatori, e zampogne di pastori, che valgono a lusingare talvolta anche le orecchie sazie de' frastuoni delle musiche cittadinesche!
E le due belle ottave qui riferite, che dipingono più che descrivano, le avrete già lette nell'Ulrico e Lida, il più recente lavoro di Tommaso Grossi, nome caro a tutti quelli che leggono i suoi soavissimi versi e ammirano le tante doti che abbelliscono il suo cuore.
Ma volendo, se ci basta il tempo, godere tanto pittoresco abbisognerà che ci rechiamo alla Maddalena, alle Caviate, rialzate sopra un ricco vigneto, alla Gessima, luogo ghiajoso che ebbe forse il nome dalle molte cave di gesso. Chi ha letto Paolo Giovio passando di qui si ricorderà di Lodovico Savelli, che sdrucciolato da questo scoglio, dopo essere stato cinque ore pendente e colle mani avinghiate ad un ramo, sotto il tormento del sole, a malgrado dei letti che si distesero nel sottoposto terreno, cadendo s'estinse prima d'arrivar al suolo.
Di là procedi alla Abbadia, così chiamata da un'antica badia di Benedettini, che fu poi cenobio dei Serviti, poi vieni a Mandello grossa abitazione collocata sur un istmo del lago adorno di piante e dominato ad oriente da moltissime montagne abbondanti di pascoli e di legna, spiccante contrapposto colla nuda spianata di San Giorgio. Di qui era originario il poeta Aurelio Bertola. Il palazzo Airoldi, oggi Pini, era il secondo per magnificenza sul Lario (primo era il Gallio di Gravedona) avanti che sorgessero le principesche ville Sommariva, Melzi, Serbelloni ed Odescalchi. Dalla rupe che sorge a mezzodì di Mandello si cavano ferri e marmi, dei quali sono le otto colonne che ornano il tempio del Crocifisso di Como. Una miniera di piombo che dava il settanta per cento di metallo fu lasciata in abbandono per non essersi trovato il filone continuato, sorte comune colla pirite aurea che si estraeva sopra il casale di Masso, e che avea fatta sospettare l'esistenza d'un metallo più prezioso.
Sull'opposta riva del lago alle falde orientali dei Corni di Canzo vedi succedersi Parè in un seno del lago di faccia alla Maddalena, Onno di fronte a Mandello, ravvivato dalle sue fornaci di calce, belle a vedersi da chi voga pel lago nell'oscurità della notte. Fu patria del fuochista Gio. Battista Torre che rimase vittima della sua arditezza, e dell'idraulico Binda che nel 1727 eseguì le fontane nel giardino Litta di Lainate. Da qui una strada faticosa conduce nel centro della Vallassina.
Proseguendo viensi a Vassena povero casale che mira in faccia Olcio; poi succede Limonta «terricciuola presso che ascosa fra i castani, al guardo di chi spiccatosi dalla punta di Bellagio per navigare verso Lecco, la cerca a mezza costa in faccia a Lierna. Cominciando dall'ottavo secolo, fino agli ultimi tempi, che fur tolti i feudi in Lombardia, essa fu soggetta al monastero di Sant'Ambrogio di Milano; e l'abate fra gli altri titoli avea quello di conte di Limonta e di Civenna, terra più in alto al lembo della Vallassina». Le cave del gesso al pelo dell'acqua e quelle di marmo nero sulla costa del monte alimentano l'attività dei Limontesi.