Più in su, tirando verso tramontana, dove la lingua di terra che separa i due rami del lago si termina a capo di montone, siede Bellagio, terra comasca di prodigioso prospetto, e prima di giungere a questa terra t'abbatti alla Villa Giulia dispendiosamente abbellita di fresco dal signor Venini con comoda ascesa che conduce alle due parrocchie di Bellagio, cavata nello scoglio a forza di scalpello e mine.
Sulla sponda orientale, superato Mandello, ti trovi ad Olcio, ricco di miniere di marmo nero di cui è una parte del duomo di Como; la strada qui si seppellisce per centoventi metri sotto tre lunghe gallerie; poi a Lierna, a' piedi d'una scogliera quasi innaccessibile, ma di tratto in tratto verdeggiante e cortese di vini vantati come utili a chi soffre di calcoli e di podagra, e che si prolunga sino a Fiume Latte, ove trabalzano per mille metri, quasi a perpendicolo, le acque raccolte dagli scoli del Moncódeno.
Succede quindi la grossa abitazione di Varenna, risorta a nuova vita per la strada militare. L'aria assai dolce vi lascia crescere spontanee anche esotiche piante. L'Uga poco discosta è una fonte sgorgante da un antro e protetta da un pergolato d'allori, a cui si affratellano le cascate artificiali della sottoposta deliziosa Capuana.
L'occhiadino, il bindellino, il marmo nero e la lumachella sono i minerali che più comunemente si cavano nelle sue vicinanze; Perledo posto in alto con antichissima torre una delle tante riferite dalla tradizione alla regina Teodolinda, e Bologna rialzata sulle falde del Grignone sono le terre principali che la circondano. Dell'una e dell'altra nulla a dire, quando eccettui i due più grandi quadri del pittore Bellati, deposti nella parrocchiale di Perledo.
Procedendo sulla via militare talvolta sepolta sotto pittoresche gallerie vieni a Bellano, antica corte degli Arcivescovi di Milano, le cui mura furono diroccate da quel Gian Giacomo De-Medici che padroneggiava sul lago; ha una chiesa antica, opera d'Azzone e dell'arcivescovo Giovanni Visconti zio e nipote sui cui muri vedonsi ancora gli stemmi di questi e de' Torriani. È patria di Sigismondo Boldoni, poeta, medico e letterato de' pochi buoni del secolo XVII.; ma ben vanto maggiore ha d'aver dato i natali ad uno de' più splendidi ingegni, che onorino l'Italia, Tommaso Grossi. Non vuol tacersi la bella filanda dei Gavazzi, nè passarsi innosservato l'Orrido precipizio d'acqua maestoso.
Odi tu quel rimbombo? Inoltra e agli antri
D'onde rugge il fragor della novella
Meraviglia ti accosta. Oh! mira come
Dall'alpestre ciglion cerca il torrente
L'onda del lago, e giù per la scoscesa